Le ondate di calore che periodicamente investono le nostre aule sollevano ogni anno lo stesso, annoso interrogativo: è possibile sottrarsi a un Collegio docenti o a un Consiglio di classe se la temperatura in istituto diventa proibitiva? La questione, che tocca da vicino la quotidianità di migliaia di insegnanti, è stata recentemente analizzata dall'avvocato Alessandro De Martino nel corso della trasmissione Diritto in Cattedra di Orizzonte Scuola, facendo chiarezza su un terreno spesso confuso tra doveri contrattuali e tutela della salute.
Molti docenti sperano che le condizioni climatiche estreme possano legittimare lo svolgimento delle riunioni in modalità telematica, una pratica che abbiamo imparato a conoscere durante l'emergenza sanitaria. Tuttavia, la realtà normativa è più rigida di quanto si possa immaginare. Allo stato attuale, i collegi deliberativi non possono essere svolti regolarmente a distanza, a meno che le singole istituzioni scolastiche non abbiano provveduto ad adeguare i propri regolamenti interni. Senza questa modifica formale, il dirigente scolastico non ha la facoltà di trasformare unilateralmente la modalità di convocazione.
Rifiutarsi di partecipare a una riunione è sempre un illecito, perché il docente non può decidere autonomamente se le condizioni ambientali siano tali da giustificare un'assenza.
Ma cosa accade se il docente decide di non presentarsi per protesta contro le condizioni climatiche? La risposta dell'esperto è netta: il rifiuto autonomo costituisce un illecito disciplinare. Non spetta al singolo lavoratore stabilire se il clima sia troppo caldo o troppo freddo per proseguire l'attività istituzionale. La gerarchia delle responsabilità all'interno della scuola impone che la decisione sulla gestione delle riunioni resti in capo al dirigente scolastico, il quale è tenuto a garantire il benessere psicofisico del personale, ma non può essere scavalcato da iniziative personali.
Strumenti di tutela e segnalazione formale
Se l'assenza arbitraria non è una strada percorribile, quali strumenti restano nelle mani dei docenti? Il personale scolastico non è privo di tutele, ma deve agire attraverso i canali corretti. La segnalazione formale rappresenta il primo passo necessario: il docente può e deve far presente le criticità ambientali al dirigente, richiedendo interventi organizzativi come il rinvio della riunione a orari più freschi o la scelta di locali più idonei. Questo confronto rientra a pieno titolo nelle dinamiche di tutela delle condizioni di lavoro.
Il dirigente scolastico, dal canto suo, ha il dovere di valutare caso per caso. Se le temperature superano le soglie di tollerabilità, l'amministrazione è chiamata a trovare soluzioni alternative che non compromettano la validità delle delibere. Per chi desidera approfondire le dinamiche di gestione digitale e le competenze necessarie per una scuola sempre più connessa, anche in ottica di innovazione didattica, è possibile consultare le risorse dedicate come la IDCERT DigComp 2.2, che permette di acquisire competenze fondamentali per la gestione dei processi digitali in ambito scolastico.
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