Bambini sdraiati sui pavimenti, bacinelle d'acqua posizionate sotto i banchi per rinfrescare i piedi e docenti costretti a organizzare collette per acquistare ventilatori. La cronaca recente proveniente dal Regno Unito descrive uno scenario di grave criticità, con le ondate di calore che hanno spinto le temperature interne agli istituti scolastici oltre la soglia dei 40 gradi. Il quotidiano The Guardian ha documentato una realtà fatta di malesseri diffusi, tra nausea, svenimenti e una didattica ridotta alla mera sopravvivenza.
Le strutture scolastiche d'Oltremanica, spesso caratterizzate da edifici storici con scarso isolamento termico e circondate da cortili in cemento che accumulano calore, si sono rivelate inadeguate a gestire tali picchi climatici. L'assenza di impianti di condizionamento, considerati ancora un'eccezione, ha trasformato le aule in ambienti proibitivi. Una docente di scuola primaria ha descritto con amarezza la situazione: “Tutti erano sdraiati o seduti sul pavimento con le loro bottiglie d'acqua, sudati, lamentandosi e sentendosi stanchi. Gli adulti hanno retto a stento e la maggior parte dei bambini chiamava le mamme e i papà. Non si imparava nulla, si sopravviveva e basta”.
L'impatto sulla didattica è stato massiccio: durante il picco dell'emergenza di giugno, oltre mille istituti tra Inghilterra e Galles hanno deciso di chiudere le porte, parzialmente o del tutto.
Le statistiche ufficiali del Dipartimento per l'Educazione (DfE) confermano che, durante le fasi più acute dell'ondata di calore, è andato perduto circa un quinto delle lezioni complessive, registrando il tasso di assenza giornaliero più elevato dell'intero anno accademico 2025-26. I sindacati di categoria, tra cui la National Education Union, hanno sollevato il tema della sicurezza sul lavoro, con rappresentanti come Jenny Cooper che hanno segnalato casi di colleghi svenuti e temperature interne superiori di oltre 10 gradi rispetto ai livelli di sicurezza previsti.
La gestione dell'emergenza tra autonomia e prospettive future
La risposta istituzionale si scontra con la complessità logistica degli interventi. I consulenti climatici del governo britannico hanno stimato che saranno necessari circa venticinque anni per completare l'installazione di impianti di condizionamento in tutti i plessi scolastici del Paese. Attualmente, la responsabilità operativa ricade interamente sulle direzioni scolastiche, che devono decidere autonomamente se sospendere le attività didattiche.
Il Ministero ha diramato linee guida che suggeriscono di garantire un'idratazione costante, di adattare le divise scolastiche e di limitare gli sforzi fisici nelle ore di punta. Tuttavia, queste misure appaiono come soluzioni temporanee di fronte a un cambiamento climatico che richiede investimenti strutturali. Per i docenti, l'adattamento a contesti di apprendimento sempre più complessi, sia in termini climatici che tecnologici, rimane una sfida quotidiana che richiede competenze trasversali e una solida preparazione professionale, come quella offerta dai percorsi di formazione continua disponibili su CEMFORM.
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