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Disagio giovanile e scuola: il ruolo dei Progetti di cittadinanza

Il DDL 1931 punta a contrastare il disagio giovanile con progetti di cittadinanza attiva integrati nel percorso scolastico e nella comunità educante.

Disagio giovanile e scuola: il ruolo dei Progetti di cittadinanza

Photo by Achi Murusidze on Pexels

Più di un quarto dei ragazzi italiani tra gli 11 e i 19 anni non incontra i propri amici nemmeno una volta alla settimana. Questo dato, che fotografa una solitudine profonda e crescente, evidenzia come la vita relazionale in presenza stia perdendo terreno a favore di un isolamento digitale che l'Organizzazione Mondiale della Sanità associa a un rischio quasi doppio di sviluppare forme depressive. Per arginare questo fenomeno, il disegno di legge n. 1931, attualmente all'esame del Senato, propone di costruire una rete territoriale stabile per supportare i giovani durante il tempo extrascolastico.

L'obiettivo centrale della norma è il contrasto alla povertà educativa e al fenomeno dei NEET, ovvero i giovani che non studiano e non lavorano. Il cuore della strategia risiede nella creazione di una "comunità educante", dove i Comuni diventano i principali promotori di Progetti comunali di cittadinanza attiva. Attraverso intese operative tra amministrazioni locali e istituti scolastici, si intende coinvolgere attivamente enti del Terzo settore, parrocchie, associazioni sportive, biblioteche e musei, trasformando il tessuto urbano in un luogo di crescita sicura.

La solitudine giovanile, spesso confinata nel mondo digitale, richiede una risposta sistemica che integri scuola, famiglia e territorio in un'unica comunità educante.

Il disegno di legge prevede che le attività proposte siano gratuite o accessibili con costi simbolici, garantendo una priorità di accesso ai ragazzi provenienti da contesti familiari fragili o a rischio di dispersione scolastica. Il ventaglio di opportunità spazia dai laboratori culturali, teatrali e musicali alle attività sportive inclusive, fino a percorsi di orientamento tra pari e di rigenerazione urbana. Per la fascia d'età tra i 14 e i 25 anni, il testo delinea inoltre moduli flessibili di partecipazione civica, dove i giovani possono impegnarsi in attività di utilità sociale sotto la guida di un tutor, senza che ciò configuri forme di lavoro o servizio civile.

L'integrazione nel Piano Triennale dell'Offerta Formativa

La scuola mantiene una posizione di rilievo in questo processo di innovazione sociale. Gli istituti avranno infatti la piena autonomia di integrare queste esperienze extrascolastiche nel proprio Piano Triennale dell'Offerta Formativa (PTOF). In questo modo, l'impegno profuso dai ragazzi nel proprio territorio potrà essere valorizzato direttamente all'interno delle ore dedicate all'insegnamento dell'educazione civica, creando un ponte concreto tra apprendimento teorico e cittadinanza attiva.

Per sostenere l'iniziativa, il Ministero dell'Istruzione e del Merito istituirà un Fondo per la comunità educante comunale. La dotazione finanziaria prevista è di 10 milioni di euro per il 2026, destinata a salire a 20 milioni annui dal 2027. Una quota pari ad almeno il 30% delle risorse sarà riservata ai piccoli Comuni con meno di 15.000 abitanti e alle aree interne, dove la carenza di servizi pomeridiani è più marcata. Il finanziamento statale coprirà fino al 90% dei costi progettuali, offrendo agli enti locali la flessibilità necessaria per cofinanziare la parte restante anche attraverso la messa a disposizione di strutture e competenze già presenti sul territorio.

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