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Divario di genere e lavoro: le sfide per le giovani madri in Italia

Il divario di genere nel lavoro colpisce duramente le giovani madri. Analizziamo i dati del Rapporto Dedalo e le strategie per il rientro professionale.

Divario di genere e lavoro: le sfide per le giovani madri in Italia

Photo by John Diez on Pexels

Essere giovani e trovarsi fuori dai circuiti lavorativi e formativi è una condizione che in Italia coinvolge quasi due milioni di persone. Il secondo Rapporto Dedalo, presentato a Roma presso la Camera dei Deputati dalla Fondazione Gi Group, offre una fotografia nitida di questo fenomeno, evidenziando come il nostro Paese mantenga un tasso di inattività giovanile del 15,6% nella fascia tra i 15 e i 34 anni. Sebbene si registri un lieve miglioramento rispetto al 2020, la disparità di genere rimane un ostacolo strutturale profondo.

Il dato più critico riguarda l'impatto della genitorialità sulle traiettorie professionali femminili. Tra le madri che vivono in coppia, il tasso di inattività raggiunge il 49,4%, una percentuale quasi sei volte superiore a quella dei padri, che si attesta all'8,3%. Questa forbice si allarga drammaticamente nella fascia d'età tra i 20 e i 24 anni, dove le responsabilità di cura portano all'abbandono dei progetti di vita circa otto giovani madri su dieci, creando un divario di 58,5 punti percentuali rispetto ai coetanei maschi.

La nascita di un figlio costituisce il principale fattore di rischio di esclusione sociale e professionale, con le madri che subiscono un tasso di inattività quasi sei volte superiore a quello dei padri.

Nemmeno il possesso di un titolo di studio elevato garantisce una protezione totale contro l'emarginazione. Una donna laureata presenta un tasso di inattività del 12,5%, contro l'8,1% dei colleghi maschi. Ancora più significativo è il confronto tra genitori laureati: le madri con un titolo accademico si ritrovano fuori dal mercato del lavoro con una frequenza quasi dieci volte superiore rispetto ai padri. Anche in assenza di figli, il divario persiste, con un tasso di inattività femminile del 15,7% contro il 3,4% maschile, a testimonianza di una distribuzione sbilanciata delle responsabilità domestiche già in fase di convivenza.

Strategie di rientro e competenze digitali

Per contrastare questo fenomeno, il Rapporto Dedalo suggerisce interventi mirati, tra cui il potenziamento dei servizi sul territorio, l'ampliamento del tempo pieno scolastico e incentivi per il lavoro da remoto. In un contesto in cui il mercato richiede flessibilità e competenze aggiornate, la formazione continua diventa uno strumento indispensabile per chi intende rientrare nel mondo del lavoro o consolidare la propria posizione professionale. L'acquisizione di certificazioni riconosciute può rappresentare un volano fondamentale per migliorare il proprio profilo, specialmente per chi opera nel settore scolastico o amministrativo.

L'orientamento educativo e l'aggiornamento costante delle competenze sono pilastri essenziali per ridurre il divario di genere. Per chi desidera valorizzare il proprio curriculum, in particolare nel settore ATA o docente, è possibile integrare il proprio percorso formativo con certificazioni che attestano competenze digitali e gestionali, facilitando così il reinserimento o l'avanzamento di carriera.

Per approfondire: CEMFORM propone EIPASS 7 Moduli Standard, certificazione accreditata utile come titolo d'accesso per le graduatorie ATA III fascia, e IDCERT DigComp 2.2, che garantisce 1 punto nelle GPS per i docenti.

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