La crescente tendenza degli studenti ad allontanarsi dallo studio del latino, spesso percepito come una disciplina obsoleta e priva di utilità pratica, solleva interrogativi profondi sul valore del percorso formativo nei licei. Devis Bellucci, fisico, divulgatore scientifico e docente presso l’Università di Modena e Reggio Emilia, ha recentemente offerto una prospettiva controcorrente, ribaltando lo stereotipo che vorrebbe il latino in contrapposizione netta con le materie scientifiche come la fisica o l'informatica.
Il docente, che dedica la propria attività di ricerca allo studio dei biomateriali, confessa di non aver amato la materia durante gli anni del liceo scientifico. Tuttavia, con il senno di poi, riconosce nel latino una chiave di volta essenziale per la sua carriera scientifica. La traduzione di un testo classico non è un semplice esercizio mnemonico, ma una vera e propria palestra per la mente, capace di insegnare a navigare nella complessità senza smarrirsi.
Il latino ci insegna che un quadrato può essere l’ombra di un cubo e quindi che dobbiamo sforzarci a ragionare in più dimensioni, senza fermarci alle apparenze.
Per spiegare l'utilità di un impegno che appare inizialmente privo di senso, Bellucci ricorre alla celebre metafora del film Karate Kid. Proprio come il maestro insegna le arti marziali attraverso compiti apparentemente ripetitivi e distanti dall'obiettivo finale, lo studio del latino fornisce agli studenti gli strumenti per decodificare strutture complesse. Questa disciplina, lungi dall'essere statica, si rivela un esercizio di precisione, logica e rigore, elementi che costituiscono la base stessa del metodo scientifico.
Oltre la tecnica: il linguaggio come strumento di libertà
Il valore del latino risiede anche nella capacità di allenare l'attenzione al dettaglio e alla sfumatura. In un'epoca dominata dalla velocità dell'informazione, la padronanza del linguaggio diventa un presidio di libertà intellettuale. Bellucci avverte i giovani studenti: la carenza di parole per descrivere la realtà limita la capacità di pensiero critico, esponendo l'individuo al rischio di subire narrazioni altrui. Possedere un lessico ricco e preciso significa, al contrario, essere in grado di dare forma ai propri pensieri in modo autonomo.
Questa riflessione si inserisce in un dibattito più ampio sulla qualità della formazione contemporanea, che richiede ai docenti di integrare competenze classiche e moderne. Per chi desidera potenziare il proprio profilo professionale, acquisendo certificazioni che attestino la padronanza di strumenti digitali e linguistici necessari nella scuola di oggi, è possibile consultare l'offerta formativa su tutte le certificazioni disponibili.
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