L'idea che gli insegnanti italiani siano una categoria refrattaria al cambiamento, poco dedita al lavoro o spinta esclusivamente da scelte di ripiego è una narrazione che trova sempre meno riscontri nella realtà. A fare chiarezza su questo punto è intervenuta la più ampia indagine mai realizzata sul corpo docente nazionale, condotta nel 2025 su un campione di quasi 10 mila insegnanti distribuiti in 400 plessi scolastici. Il progetto, promosso da Be for Education Foundation e curato dall'Università di Milano-Bicocca in collaborazione con l'Istituto Iard, offre una fotografia inedita e basata su dati empirici del mondo della scuola.
I risultati, raccolti nel volume “In costante divenire: insegnare tra molteplici impegni in contesti plurali” a cura del sociologo Gianluca Argentin, restituiscono dignità a una professione spesso vittima di allarmismi mediatici. Dalla ricerca emerge con forza come la scelta di insegnare sia guidata da motivazioni profonde, legate alla trasmissione dei saperi e alla funzione sociale del ruolo, mentre le motivazioni di puro ripiego risultano essere una minoranza statistica.
La ricerca smentisce la retorica che descrive gli insegnanti come un corpo sociale uniforme, oscillante tra il mito del santo volontario e quello del burocrate procedurale.
Uno dei dati più significativi riguarda l'impegno orario effettivo. Contrariamente alla vulgata che vorrebbe i docenti dotati di molto tempo libero, l'indagine documenta un monte ore settimanale che oscilla tra le 40 e le 45 ore. Questo carico include non solo le 16-20 ore di lezione frontale, ma anche la complessa attività di preparazione, la correzione dei compiti, le riunioni collegiali e gli adempimenti amministrativi. Solo il 12,9% dei docenti risulta impegnato con un contratto a tempo parziale, a conferma di una dedizione costante al profilo professionale.
La resilienza e la mobilità del corpo docente
Il profilo che emerge è quello di un docente resiliente, capace di adattarsi a contesti plurali e in continua evoluzione. La mobilità, spesso citata come elemento di instabilità, viene analizzata come una dinamica strutturale: sebbene l'80% dei docenti abbia sempre operato nella stessa macro-regione, la direttrice principale rimane quella che vede il Sud e le Isole spostarsi verso il Centro-Nord. È interessante notare come solo due docenti su cento abbiano mantenuto la stessa sede di servizio dall'inizio della propria carriera, a testimonianza di un sistema scolastico dinamico e in costante movimento.
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