Le aule scolastiche dovrebbero rappresentare il luogo in cui si celebra la conclusione di un percorso di crescita, eppure le recenti prove di Maturità in Toscana hanno portato alla luce uno scenario decisamente più amaro. Un dirigente scolastico e una docente, rientrati dal loro incarico di presidenti di commissione, hanno deciso di rompere il silenzio su una serie di gravi scorrettezze avvenute proprio durante i colloqui orali, denunciando dinamiche che poco hanno a che fare con la funzione educativa dell'esame di Stato.
I due autori della lettera aperta, riportata da La Nazione, hanno puntato il dito contro atteggiamenti tossici messi in atto dai colleghi durante le sessioni d'esame. La segnalazione parla di una preoccupante incompetenza nella gestione delle commissioni, rivelando come alcuni professori abbiano sfruttato il momento della valutazione per dare sfogo a egocentrismi personali. Tra le criticità emerse, spiccano le rivalse contro i candidati e un accanimento giudicato inaccettabile, specialmente quando perpetrato dai docenti interni verso i propri alunni.
La finalità dell'esame di Stato è far emergere le competenze, la crescita personale e il percorso compiuto dallo studente, non trasformare il colloquio in un interrogatorio a trabocchetto.
La serenità dei ragazzi è stata messa a dura prova da continui contrasti tra scuole diverse e da professori impegnati in assurde gare di severità. I testimoni hanno assistito a veri e propri sgambetti tra commissari, intenti a ostacolarsi a vicenda per dimostrare chi fosse il più rigido, ignorando del tutto lo stato d'animo degli studenti. Le distorsioni più evidenti si sono verificate al momento di stilare i voti finali: giovani arrivati all'orale con medie di ammissione alte e ottimi risultati agli scritti sono stati liquidati con punteggi bassi, mentre ad altri è stata negata la lode per banali disattenzioni o per l'indisponibilità della commissione a concedere un singolo punto mancante.
Il richiamo dell'USR Toscana all'etica professionale
Luciano Tagliaferri, direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale per la Toscana, ha risposto al dibattito condividendo il principio di fondo della protesta. Il direttore ha esortato le scuole a rimettere i giovani al centro del progetto, ricordando che l'esame deve rifuggire la logica dell'interrogatorio punitivo. Se uno studente viene ammesso con una media dell'otto e conclude con un voto sensibilmente più basso, la riflessione sulla qualità della valutazione diventa un atto dovuto per l'intero corpo docente.
Per superare queste storture, l'amministrazione punta su un profondo cambiamento culturale. Il compito dell'educatore consiste nel trovare la chiave giusta per entrare in sintonia con i ragazzi, garantendo il loro successo formativo e valorizzandone i talenti anche nelle situazioni più complesse. Questo approccio richiede non solo competenze disciplinari, ma anche una solida preparazione pedagogica e relazionale, fondamentale per gestire le dinamiche complesse che si creano all'interno di una commissione d'esame.
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