Il Piano Didattico Personalizzato (PDP) rappresenta uno strumento fondamentale per garantire il successo formativo degli studenti con Disturbo Specifico dell'Apprendimento (DSA). Tuttavia, la sua esistenza non costituisce un salvacondotto automatico contro la bocciatura. Una recente sentenza del TAR, relativa a un caso in un istituto superiore lombardo, ha ribadito con fermezza che il giudizio dei docenti rimane legittimo anche in presenza di difficoltà certificate, qualora il percorso didattico non porti al raggiungimento degli obiettivi minimi prefissati.
La vicenda ha visto protagonista una studentessa del secondo anno di un istituto turistico, non ammessa alla classe terza a causa di otto insufficienze su dieci materie. Nonostante la diagnosi di dislessia, disortografia, disgrafia e discalculia, il collegio docenti ha proceduto alla non ammissione, scatenando il ricorso dei genitori. La famiglia sosteneva che il PDP fosse rimasto inapplicato, citando la mancanza di adattamenti nelle verifiche e l'assenza di interventi di recupero adeguati.
La mancata applicazione del Piano Didattico Personalizzato, anche se fosse dimostrata, non basta di per sé a rendere illegittima una bocciatura: ciò che conta è il raggiungimento degli obiettivi minimi.
I giudici amministrativi, nella sentenza numero 1769 del 13 aprile 2026, hanno respinto le tesi dei ricorrenti, analizzando nel dettaglio la documentazione scolastica. È emerso che l'istituto aveva regolarmente attivato gli interventi di recupero, come annotato nei registri elettronici, e che le verifiche erano state adattate secondo quanto previsto dal PDP. In particolare, per la prova di matematica, la documentazione ha attestato una riduzione del 25% del carico di lavoro rispetto al resto della classe, un dato che, ai sensi dell'articolo 2700 del codice civile, fa piena prova in sede giudiziaria.
La gestione delle verifiche e il ruolo del docente
Un punto critico sollevato dai genitori riguardava la concentrazione di più verifiche in un'unica giornata, in contrasto con le raccomandazioni del PDP. Tuttavia, il tribunale ha chiarito che il divieto di sovrapposizione non è assoluto. Nel caso specifico, la scelta dei docenti di somministrare più prove è stata interpretata come un tentativo di offrire alla studentessa ulteriori opportunità di recupero, agendo in funzione degli interessi dell'alunna stessa.
Questa sentenza sottolinea l'importanza di una corretta gestione della didattica inclusiva e della documentazione ufficiale. Per i docenti, la capacità di integrare le tecnologie e le metodologie didattiche nel rispetto delle norme vigenti è cruciale per supportare efficacemente gli studenti e tutelare l'operato del consiglio di classe. La formazione continua su questi temi è un pilastro per chi opera nel mondo della scuola.
Per approfondire: CEMFORM propone IDCERT DigCompEdu, la certificazione specifica per le competenze digitali dei docenti che permette di acquisire strumenti avanzati per la progettazione didattica inclusiva e il supporto agli studenti con bisogni educativi speciali, garantendo 2 punti nelle graduatorie GPS.