Il sistema previdenziale italiano si prepara a una nuova fase di restrizioni. A partire dal 2027, le lancette dell'orologio pensionistico riprenderanno a muoversi verso l'alto, in linea con l'adeguamento alla speranza di vita previsto dalla riforma Fornero. Per il comparto scuola, questo scenario si traduce in una prospettiva preoccupante: il rischio concreto di dover proseguire l'attività lavorativa fino a 70 anni, in un contesto dove la fatica psicofisica viene sistematicamente ignorata dalle istituzioni.
Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ha denunciato con forza il silenzio che circonda questo progressivo innalzamento dei requisiti. Mentre in altri settori, come quello delle forze dell'ordine, le proteste hanno permesso di mantenere il requisito pensionistico a 60 anni, il personale scolastico appare intrappolato in un meccanismo automatico che non riconosce la specificità del lavoro educativo. La gestione di classi sempre più complesse e le crescenti tensioni relazionali richiederebbero, al contrario, politiche di flessibilità in uscita che al momento non trovano spazio nell'agenda politica.
Il problema non è solo pensionistico, è culturale: la rassegnazione a essere il vero nemico di 1,3 milioni di lavoratori del comparto istruzione e ricerca.
La questione del burnout rimane il nodo centrale di questa battaglia. Nonostante le sollecitazioni portate dall'Anief in Commissione Europea e i numerosi studi condotti da esperti come il dottor Vittorio Lodolo Doria, il riconoscimento del lavoro usurante per docenti e personale ATA resta limitato a casi isolati. La legge 234/2021 ha introdotto l'Ape sociale a 63 anni solo per le educatrici dell'infanzia e i maestri della primaria, lasciando scoperto il resto del personale. A questo si aggiunge l'annosa disparità sul riscatto della laurea: mentre per gli ufficiali dell'esercito è gratuito, per gli insegnanti rimane un onere economico significativo.
Per contrastare questa disparità, è stata presentata al Senato la proposta di legge S 1413, che mira a introdurre un riscatto agevolato a 900 euro l'anno per tutto il personale del comparto. Parallelamente, la sfida per il personale scolastico si gioca anche sul piano della qualificazione professionale. In un sistema che richiede standard sempre più elevati, la formazione continua diventa uno strumento indispensabile per valorizzare le proprie competenze, anche in vista di una carriera che si protrae nel tempo.
La necessità di un aggiornamento costante è supportata da percorsi certificati che permettono di acquisire punteggio nelle graduatorie e migliorare il proprio profilo professionale. Per chi opera nel mondo della scuola, investire in certificazioni riconosciute rappresenta un modo concreto per rispondere alle sfide di una didattica in continua evoluzione, mantenendo alta la qualità dell'offerta formativa nonostante le difficoltà strutturali del sistema previdenziale.
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