La mattina la firma del contratto a tempo indeterminato, attesa per oltre vent’anni. La sera, lo stesso giorno, la festa di pensionamento. Sembra la trama di un romanzo kafkiano, eppure è la realtà vissuta da Liborio Princiotta, docente di religione di 68 anni, che ha prestato servizio presso l’Istituto Tecnico Commerciale “Merendino” di Capo d’Orlando. Dopo 23 anni di precariato, il traguardo del ruolo è arrivato proprio quando il tempo lavorativo era ormai giunto al termine.
Questa vicenda, che ha fatto rapidamente il giro delle testate nazionali, non è solo un fatto di cronaca locale. Rappresenta lo specchio di un sistema, quello del reclutamento scolastico italiano, che spesso si muove con una lentezza burocratica difficile da conciliare con le vite dei docenti. Per molti insegnanti, il percorso verso l'immissione in ruolo è una maratona a ostacoli, dove ogni punto in graduatoria può fare la differenza tra un incarico annuale e la stabilità tanto agognata.
La storia di Liborio Princiotta è il simbolo di un sistema che deve imparare a valorizzare il tempo e la professionalità di chi attende il ruolo per decenni.
Ma quanto conta oggi la pianificazione della propria carriera scolastica? Chi vive il precariato sa bene che non basta attendere il proprio turno. È necessario costruire un profilo professionale solido, capace di scalare le graduatorie GPS attraverso il costante aggiornamento delle competenze. Che si tratti di certificazioni informatiche o linguistiche, la strategia di accumulo dei punti è diventata, purtroppo, una necessità imprescindibile per chiunque voglia evitare di restare incastrato in un limbo lavorativo per oltre vent'anni.
Il caso di Brolo solleva una domanda scomoda: quanti altri docenti si trovano in una situazione di stallo simile, in attesa di un riconoscimento che arriva fuori tempo massimo? La risposta risiede probabilmente in una gestione delle immissioni in ruolo che, nonostante i tentativi di riforma, continua a mostrare falle strutturali. Per il personale docente e ATA, l'unica difesa resta la proattività: monitorare i bandi, acquisire titoli spendibili e non lasciare nulla al caso, cercando di anticipare le mosse di un Ministero che raramente guarda in faccia al singolo individuo.
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