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Scuola e infrastrutture: il 56% degli studenti boccia il Wi-Fi

Tra edifici fatiscenti e carenze digitali, il 56% degli studenti boccia il Wi-Fi scolastico. Analizziamo l'impatto di queste criticità sulla didattica.

Scuola e infrastrutture: il 56% degli studenti boccia il Wi-Fi

Photo by Maxim Pat on Pexels

La scuola italiana si trova ad affrontare una sfida che trascende la qualità dei programmi didattici o l'efficacia dei metodi di insegnamento: il degrado degli spazi fisici in cui si svolge quotidianamente l'attività formativa. Non si tratta di una percezione soggettiva, ma di un dato strutturale che emerge con forza dall'indagine Censis condotta nell'ambito del progetto "Iride – La scuola vista dai giovani", che ha coinvolto oltre 8.000 studenti delle secondarie di secondo grado.

I numeri restituiscono un'immagine di un sistema scolastico che arranca sul piano delle infrastrutture di base. Il 56,3% degli intervistati boccia senza appello l'impianto Wi-Fi del proprio istituto, mentre il 49,4% segnala condizioni igieniche insufficienti nei servizi. Queste due criticità, connettività e decoro, rappresentano i pilastri mancanti di una scuola che vorrebbe dirsi moderna ma che, nei fatti, sconta ritardi cronici.

Il 41% degli studenti definisce la propria scuola "normale", un dato che riflette più un adattamento rassegnato alla mediocrità che un reale apprezzamento delle strutture.

Il disagio ambientale si estende anche al comfort termico. Il 38,7% degli studenti giudica inadeguato l'impianto di riscaldamento, rendendo le aule gelide durante i mesi invernali. Parallelamente, la carenza di sistemi di climatizzazione rende le strutture invivibili durante la tarda primavera, compromettendo la concentrazione e la qualità dell'apprendimento. La radice di tale malessere risiede nella vetustà del patrimonio edilizio: l'Anagrafe dell'edilizia scolastica evidenzia che il 63,2% delle scuole secondarie di secondo grado non possiede il certificato di agibilità.

Digitalizzazione e divario tra ambizioni e realtà

Mentre il sistema formativo punta con decisione verso l'innovazione digitale, la realtà infrastrutturale frena questa transizione. Sebbene i laboratori e le aule di informatica ricevano valutazioni leggermente migliori rispetto agli spazi comuni — con il 44,9% di giudizi positivi — la percezione generale rimane critica. Solo il 5,9% degli studenti definisce moderna la propria scuola, mentre il 34,4% la considera apertamente vecchia.

Questa discrepanza tra le ambizioni di una didattica 4.0 e la carenza di strumenti basilari, come una connessione internet stabile, pone un freno oggettivo allo sviluppo delle competenze digitali. Per i docenti, operare in contesti dove la tecnologia è assente o malfunzionante rende ancora più complesso l'aggiornamento professionale e l'integrazione di nuove metodologie di insegnamento. È in questo scenario che la formazione certificata diventa un asset fondamentale per colmare, almeno sul piano delle competenze personali, il divario tecnologico esistente.

Per approfondire: CEMFORM propone la certificazione IDCERT DigComp 2.2, un percorso accreditato che permette di acquisire competenze digitali avanzate e ottenere 1 punto nelle graduatorie GPS.

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