La recente circolare ministeriale numero 3392 del 16 giugno 2025 ha esteso il divieto di utilizzo degli smartphone durante l'orario delle lezioni anche alle scuole secondarie di secondo grado. Se da un lato questa misura organizzativa mira a tutelare la salute psicofisica degli adolescenti, basandosi su dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità e dell'Istituto Superiore di Sanità, dall'altro emerge una riflessione più profonda sulla reale efficacia di una restrizione puramente normativa.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (Cnddu) ha sollevato un punto cruciale: ignorare il ruolo pervasivo della tecnologia nella vita dei giovani significa rinunciare a educare nel contesto in cui si sviluppa la cittadinanza del XXI secolo. Secondo il presidente del Cnddu, Romano Pesavento, il calo dell'attenzione e delle capacità critiche tra i banchi non dipende esclusivamente dal dispositivo, quanto piuttosto da una carenza strutturale di autoregolazione e consapevolezza digitale.
Non è il dispositivo a determinare la qualità dell'apprendimento, ma la competenza professionale del docente e la capacità della scuola di inserirlo all'interno di percorsi educativi rigorosi.
Per superare la logica del semplice divieto, il Cnddu ha avanzato al Ministro Giuseppe Valditara la proposta di istituire una Settimana nazionale dell'Educazione alla Cittadinanza Digitale, all'Intelligenza Artificiale e all'Uso Consapevole delle Tecnologie. L'iniziativa, da programmare nei primi giorni dell'anno scolastico, prevede attività interdisciplinari quotidiane per le scuole medie e superiori, coinvolgendo attivamente le competenze professionali già presenti negli istituti.
Competenze digitali e ruolo del docente
Il progetto del Cnddu valorizza le specificità delle diverse classi di concorso. I docenti di scienze giuridico-economiche (A-46) potrebbero gestire i moduli su tutela dei dati personali, cyberbullismo e normative sull'intelligenza artificiale, mentre agli insegnanti di informatica e tecnologia (A-41 e A-60) spetterebbe il compito di guidare gli studenti nella gestione sicura degli account e nel riconoscimento delle fake news. Per supportare questo processo di innovazione didattica, è fondamentale che i docenti stessi siano dotati di certificazioni riconosciute che attestino le loro competenze ICT, come quelle offerte tramite percorsi di certificazione competenze digitali docenti.
Il successo di tale strategia dipende inevitabilmente dal rafforzamento del Patto educativo di corresponsabilità. Senza un coinvolgimento attivo delle famiglie, che devono affiancare l'azione scolastica promuovendo comportamenti equilibrati anche nel contesto domestico, qualsiasi tentativo di regolamentazione rischia di rimanere un esercizio isolato. La scuola, dunque, non deve limitarsi a vietare, ma deve farsi promotrice di uno sviluppo integrale della persona, capace di coniugare libertà, responsabilità e uso critico degli strumenti digitali.
Per approfondire: CEMFORM propone la IDCERT DigCompEdu, la certificazione specifica per le competenze digitali dei docenti che permette di acquisire 2 punti nelle graduatorie GPS.


