La gestione del tempo e degli impegni didattici rappresenta da sempre una sfida complessa per gli studenti che tentano di conciliare il percorso di istruzione secondaria di secondo grado con gli studi presso l'Alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM). Spesso, questi ragazzi si trovano a dover scegliere tra l'obbligo di frequenza scolastica e la necessità di partecipare a lezioni, prove o esami accademici, con il rischio concreto di accumulare assenze eccessive o di non riuscire a seguire con profitto nessuno dei due percorsi.
La questione è approdata ufficialmente alla Camera dei deputati, dove è stata assegnata una proposta di legge a firma del deputato Antonio Carmina (M5S). L'obiettivo dichiarato è quello di superare l'attuale rigidità normativa, introducendo misure specifiche che garantiscano il diritto allo studio anche per chi coltiva talenti artistici di alto livello. Il provvedimento chiama in causa tre dicasteri — Ministero dell'Istruzione e del Merito, Ministero dell'Università e della Ricerca e Ministero della Cultura — affinché definiscano linee guida comuni per armonizzare i due mondi.
La proposta di legge mira a creare un ponte normativo tra scuola e AFAM, garantendo flessibilità senza sacrificare la qualità del percorso formativo dello studente.
Cosa cambierebbe concretamente per le istituzioni scolastiche e per i docenti? Il testo prevede l'istituzione di un docente di riferimento con funzioni di tutor, incaricato di monitorare il percorso dello studente e di fare da tramite con l'istituzione AFAM. Il consiglio di classe, dal canto suo, sarebbe chiamato a deliberare un percorso formativo personalizzato, capace di integrare le competenze acquisite in ambito artistico con il piano di studi ministeriale.
Tra le novità più attese spicca la flessibilità oraria, che permetterebbe di rimodulare la frequenza in aula in base agli impegni accademici. Ancora più rilevante è la previsione di escludere dal computo delle assenze le ore dedicate ad attività artistiche, concorsi, seminari ed esami previsti dai conservatori o dalle accademie. Si tratta di una svolta che alleggerirebbe il carico burocratico e psicologico su migliaia di giovani, permettendo loro di non dover più scegliere tra il diploma e la propria vocazione professionale.
Resta da vedere come le scuole riusciranno a implementare tali misure, specialmente in contesti dove l'organico è già sotto pressione. La sfida sarà quella di garantire una valutazione finale equa, che tenga conto delle specificità del percorso personalizzato senza sminuire il valore del titolo di studio. Per i docenti, questo scenario apre nuove prospettive di gestione della didattica, dove le competenze digitali e metodologiche diventano strumenti indispensabili per monitorare e supportare efficacemente gli studenti in questo doppio impegno formativo.
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