La digitalizzazione ha ormai pervaso ogni angolo dell'istituzione scolastica, trasformando non solo la gestione burocratica, ma anche il cuore pulsante della didattica quotidiana. Tra registri elettronici, piattaforme per la condivisione dei materiali e l'uso crescente di dispositivi in aula, il dibattito si è spostato su un terreno più scivoloso: la possibilità per un istituto di imporre ai docenti lo svolgimento di verifiche esclusivamente digitali.
Molti insegnanti si chiedono se una delibera del Collegio dei Docenti o un'indicazione del Dirigente Scolastico possano effettivamente scavalcare la libertà di insegnamento, sancita dall'articolo 33 della Costituzione. La questione non è puramente teorica, poiché tocca direttamente le modalità con cui il docente valuta il processo di apprendimento dei propri studenti. Se da un lato l'innovazione tecnologica è un obiettivo strategico del PNRR, dall'altro la scelta degli strumenti didattici rimane, in linea di principio, una prerogativa del singolo docente o del dipartimento disciplinare.
La libertà di insegnamento tutela il docente nella scelta dei metodi e degli strumenti, purché questi siano coerenti con gli obiettivi formativi definiti nel PTOF e rispettino la normativa vigente sulla valutazione.
Ma cosa accade quando la scuola decide di uniformare le procedure? È necessario distinguere tra l'adozione di una piattaforma comune per la trasparenza valutativa e l'imposizione di un metodo di verifica che potrebbe risultare inadeguato per specifiche discipline o contesti di apprendimento. Non si può ignorare che, per padroneggiare queste nuove modalità, sia richiesta una competenza tecnica non indifferente. Siamo davvero pronti a gestire una didattica che sia al 100% digitale senza perdere di vista l'efficacia pedagogica?
Il rischio, spesso sollevato dai sindacati e dai rappresentanti di categoria, è che la spinta verso la digitalizzazione forzata si trasformi in un mero adempimento burocratico, privo di una reale visione didattica. Un docente che non possiede le necessarie competenze ICT potrebbe trovarsi in difficoltà, non solo nella gestione tecnica della prova, ma anche nell'interpretazione dei dati che ne derivano. Per chi desidera colmare questo divario e certificare le proprie competenze in ambito digitale, esistono percorsi strutturati come la IDCERT DigComp 2.2, che permette di acquisire un punteggio utile per le graduatorie GPS garantendo al contempo una solida preparazione professionale.
La normativa vigente non prevede un obbligo generalizzato di verifiche digitali, lasciando spazio all'autonomia professionale. Tuttavia, la capacità di integrare strumenti innovativi nel proprio bagaglio metodologico è diventata un requisito imprescindibile per chiunque operi nella scuola moderna. La sfida, dunque, non è subire l'imposizione, ma governare il cambiamento attraverso una formazione continua che metta al centro la qualità dell'insegnamento.
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