Trieste si ferma per dare l'ultimo saluto a una delle figure più luminose della fisica teorica contemporanea. È scomparso a poche settimane dal suo novantacinquesimo compleanno Daniele Amati, lo scienziato che ha legato indissolubilmente il proprio nome alla crescita e alla modernizzazione della Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati.
Nato a Roma nel 1931, Amati visse sulla propria pelle il dramma delle persecuzioni razziali. Nel 1939 la sua famiglia fu costretta a lasciare l'Italia, trovando rifugio in Argentina. Proprio a Buenos Aires si accese la sua passione per la scienza, alimentata dal contatto diretto con giganti del calibro di Enrico Fermi, Richard Feynman e Freeman Dyson.
La svolta internazionale e l'eredità alla SISSA
Prima di approdare stabilmente nel capoluogo giuliano, il fisico trascorse ben trent'anni nei laboratori del CERN di Ginevra, arrivando a coordinare la Divisione Teorica e confrontandosi con personalità del calibro di Italo Calvino. Ma il vero capolavoro istituzionale si compì tra il 1986 e il 2001, periodo in cui guidò la SISSA trasformandola in un polo di eccellenza globale. A lui si deve la coraggiosa intuizione di aprire l'Area di Neuroscienze, anticipando percorsi di ricerca interdisciplinare che oggi rappresentano la norma nei centri di alta formazione.
La visione di Amati in merito alla circolazione del sapere scientifico non è rimasta un'utopia accademica, ma ha trovato una sponda fondamentale nei moderni processi di digitalizzazione della pubblica amministrazione e della scuola. Oggi, il principio secondo cui la conoscenza non deve avere barriere digitali si scontra e si integra con un quadro normativo ben preciso, che impone al personale scolastico e accademico di acquisire competenze digitali certificate e misurabili. A partire dalle recenti direttive ministeriali in materia di transizione digitale, delineate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e dai decreti attuativi legati al PNSD, la figura del docente e del personale ATA si è evoluta radicalmente.
In questo scenario di profonda digitalizzazione, in cui la didattica aperta e l'accesso alle risorse in rete richiedono standard di sicurezza e competenza elevati, percorsi formativi mirati diventano indispensabili per chi opera nel settore dell'istruzione. L'adeguamento agli standard europei, come quelli definiti dal quadro DigComp, non rappresenta più una mera opzione professionale, ma un requisito essenziale per la gestione dei laboratori informatici, delle piattaforme di e-learning e dei registri digitali d'istituto. La capacità di gestire archivi aperti e di orientarsi tra i repository di ricerca richiede infatti un aggiornamento costante delle competenze informatiche di base e avanzate.
La conoscenza deve essere un bene a disposizione di tutti i ricercatori, senza barriere economiche o digitali.
Le implicazioni pratiche di questa transizione si riflettono direttamente sull'aggiornamento professionale del personale scolastico. I docenti di ogni ordine e grado, così come il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, sono oggi chiamati a confrontarsi con una mole crescente di dati digitali, la cui gestione richiede rigore metodologico e competenze certificate. Corsi di formazione mirati, come quelli strutturati per l'acquisizione della certificazione DigComp 2.2, rispondono proprio a questa esigenza, fornendo gli strumenti concettuali e pratici per operare in un ecosistema educativo sempre più interconnesso, trasparente e privo di barriere d'accesso.
Il lascito intellettuale di Amati non si limita alle formule o alle aule universitarie. Egli fu infatti un pioniere ante litteram della condivisione della conoscenza, sostenendo con tenacia l'editoria scientifica open access e promuovendo la nascita del prestigioso Journal of High Energy Physics. In un'epoca in cui la digitalizzazione dei saperi muoveva i primi passi, la sua visione anticipava le moderne esigenze di trasparenza e accessibilità dei dati nella ricerca e nella didattica.
La spinta verso l'innovazione digitale promossa da Amati trova oggi riscontro nei dati statistici relativi alla digitalizzazione delle scuole italiane. Secondo i recenti rapporti dell'Osservatorio per la Scuola Digitale, oltre l'85% degli istituti superiori italiani adotta stabilmente piattaforme di condivisione documentale e archivi open source per la didattica laboratoriale. Tuttavia, il divario digitale tra le competenze teoriche dei docenti e l'effettiva padronanza degli strumenti di gestione dei dati resta una sfida aperta. I programmi di formazione continua, supportati da enti accreditati come CEMFORM, colmano questo divario, traducendo l'intuizione pionieristica di Amati in prassi quotidiane per migliaia di lavoratori della scuola, garantendo che l'accesso alla conoscenza digitale rimanga un diritto esigibile per studenti, docenti e ricercatori.


