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Ascoltare i bambini a scuola: la lezione di Nicholas e Andrea

Dai microfoni di Radio 24, le voci di due bambini offrono una riflessione profonda sull'ascolto e la comprensione nella scuola italiana.

Ascoltare i bambini a scuola: la lezione di Nicholas e Andrea

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Negli studi radiofonici del programma Come Stai? condotto su Radio 24, l'attore Paolo recente ospite ha dato voce a due giovanissimi protagonisti del mondo scolastico. Nicholas, un bambino di dieci anni dal pensiero lucido e diretto, ha dialogato su un tema spesso trascurato tra i banchi: il reale valore dell'ascolto dei più piccoli. Interpellato su cosa suggerirebbe al ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, il piccolo ha puntato dritto al cuore della didattica moderna.

La necessità di cambiare registro comunicativo emerge con forza dalle sue parole. "Dovete capire i bambini, bisogna cercare di insegnargli, di portargli delle informazioni in modo che possa interessarli", spiega Nicholas, sottolineando che i docenti dovrebbero parlare ai propri alunni in un modo che arrivi dritto al cuore. Di fronte a questa maturità, Ruffini ha persino ironizzato sulla possibilità di organizzare un incontro diretto con i vertici del ministero.

Il tema dell'ascolto attivo e della personalizzazione dei percorsi di apprendimento non rappresenta soltanto un'aspirazione pedagogica, ma trova oggi stringenti riscontri normativi all'interno del sistema scolastico italiano. Le recenti linee guida ministeriali insistono costantemente sulla centralità dello studente e sulla necessità di superare una didattica meramente trasmissiva in favore di approcci laboratoriali e partecipativi. Secondo i dati emersi dai monitoraggi dell'INVALSI e dai rapporti di autovalutazione d'istituto (RAV), il benessere emotivo degli alunni e la qualità della relazione educativa incidono direttamente sui livelli di apprendimento e sulla riduzione della dispersione scolastica implicita, fenomeno che spesso affonda le proprie radici proprio nella percezione, da parte del minore, di non essere realmente compreso o valorizzato nel proprio percorso di crescita.

La conversazione si è poi arricchita del contributo telefonico di Andrea, undicenne che ha condiviso una difficoltà quotidiana superata grazie alla sensibilità della sua insegnante. "Io, essendo ascoltato dalla mia maestra, ho scoperto un piccolo problema che c'era dentro di me, che io non riuscivo a capire quello che leggevo", racconta il ragazzo. Con la complicità dei genitori e del corpo docente, quel ostacolo iniziale è stato brillantemente superato, permettendogli oggi di comprendere persino testi in lingua inglese.

La testimonianza di Andrea apre una riflessione fondamentale sulla tempestività dell'identificazione dei disturbi specifici dell'apprendimento (DSA) e delle fragilità scolastiche. La normativa di riferimento, a partire dalla Legge 170/2010 e dai successivi decreti attuativi, pone una forte responsabilità in capo ai docenti della scuola primaria e secondaria di primo grado, chiamati a osservare i comportamenti e le performance degli alunni per attivare tempestivamente percorsi di didattica personalizzata e individualizzata, senza attendere necessariamente la diagnosi clinica formale per mettere in atto strategie di supporto. Quando un insegnante sa ascoltare, come nel caso narrato dallo studente ai microfoni di Radio 24, si riduce drasticamente il tempo che passa tra la comparsa del disagio e la sua risoluzione, evitando che una difficoltà transitoria si trasformi in un blocco emotivo o in un calo strutturale dell'autostima.

Per il personale docente e per gli operatori della scuola, tradurre in pratica quotidiana questo livello di ascolto richiede competenze specifiche che vanno ben oltre la mera preparazione disciplinare. La gestione della classe inclusiva impone la padronanza di metodologie didattiche avanzate, strumenti compensativi, misure dispensative e tecniche di comunicazione empatica capaci di decodificare i segnali non verbali del disagio. In un contesto in cui la complessità delle aule scolastiche cresce esponenzialmente — tra alunni con bisogni educativi speciali (BES), difficoltà linguistiche e diversità socio-culturali — la formazione continua del corpo docente non è più un'opzione, ma un pilastro essenziale per garantire il successo formativo di ogni singolo studente.

"Se nessuno mi desse importanza e nessuno mi ascoltasse, questo messaggio non lo ascolterebbe nessuno e non potrei dirlo a nessuno."

Per approfondire: CEMFORM propone eCampus Master DSA — un percorso formativo avanzato per docenti focalizzato sulle strategie inclusive e sul superamento delle difficoltà di apprendimento.

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