L’assegnazione dei docenti alle classi e alle cattedre rappresenta oggi una delle fasi più delicate e controverse dell’organizzazione scolastica. Attualmente, la discrezionalità lasciata ai singoli istituti genera una frammentazione normativa che varia sensibilmente da una provincia all'altra, creando disparità di trattamento e incertezze sia per il personale docente che per le famiglie degli studenti.
La questione è stata sollevata con forza attraverso una proposta indirizzata al Ministero dell’Istruzione e del Merito. L'obiettivo è superare l'attuale assetto, che vede le decisioni delegate in gran parte ai Dirigenti Scolastici, per approdare a un atto di indirizzo ministeriale capace di uniformare i criteri di assegnazione su tutto il territorio nazionale. La richiesta nasce dall'esigenza di garantire trasparenza e oggettività in un momento in cui la continuità didattica è messa a dura prova da una gestione spesso troppo soggettiva dei carichi di lavoro e delle competenze.
Verso criteri oggettivi per la continuità didattica
Il dibattito si concentra sulla necessità di definire parametri chiari, basati su anzianità, titoli di studio e competenze certificate, che limitino la discrezionalità amministrativa. Molti sindacati, tra cui UIL Scuola e CISL Scuola, hanno più volte sottolineato come l'assenza di linee guida vincolanti dal MEF o dal Ministero dell'Istruzione renda difficile monitorare l'equità del sistema. Un atto di indirizzo nazionale non servirebbe solo a tutelare il docente, ma garantirebbe una maggiore stabilità ai consigli di classe.
L'introduzione di criteri nazionali uniformi è il presupposto indispensabile per trasformare l'assegnazione delle cattedre da atto discrezionale a processo basato sul merito e sulla competenza.
L'attuale prassi, che vede le decisioni prese in sede di contrattazione d'istituto o mediante delibere del Collegio dei Docenti, spesso si scontra con le direttive degli USP locali, che talvolta interpretano in modo difforme le norme generali. Uniformare queste procedure significherebbe ridurre il contenzioso scolastico, che ogni anno impegna le segreterie e gli uffici territoriali in un carico di lavoro burocratico evitabile. La proposta mira dunque a valorizzare il profilo professionale del docente, ancorando l'assegnazione delle classi a un sistema di punteggi e certificazioni riconosciute, rendendo il percorso di carriera più lineare e meno esposto a variabili locali.
Il miglioramento dell'azione amministrativa passa inevitabilmente attraverso una maggiore chiarezza normativa. Definire regole certe significa permettere ai docenti di programmare con anticipo il proprio impegno didattico, favorendo un clima di serenità all'interno dell'istituzione scolastica che giova, in ultima analisi, all'intero processo di apprendimento degli studenti.
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