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Assunzioni ATA: solo 12.284 posti coperti, scoppia il caso

Nuova bufera sulle assunzioni ATA: il governo autorizza solo 12.284 posti su 33.981 vacanti. FLC CGIL all'attacco: scelta miope e spreco.

Assunzioni ATA: solo 12.284 posti coperti, scoppia il caso

Photo by Kari Alfonso on Pexels

La macchina delle immissioni in ruolo per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario si scontra con numeri che fanno discutere il mondo della scuola. Su un totale di 33.981 posti effettivamente vacanti, il governo ha autorizzato appena 12.284 assunzioni per l'anno scolastico 2026/2027. Una forbice ampia, che lascia scoperti oltre 21mila posti destinati inevitabilmente a reggersi sulle supplenze.

Analizzando nel dettaglio la distribuzione dei posti autorizzati rispetto alle reali necessità delle istituzioni scolastiche autonome, emerge una sofferenza particolarmente acuta nei profili di collaboratore scolastico e assistente amministrativo. Le segreterie scolastiche, già provate da una mole di adempimenti burocratici sempre più complessi – legati anche alla gestione dei fondi del PNRR e alla digitalizzazione dei procedimenti –, si ritrovano a operare sotto organico cronico. Questa situazione si ripercuote direttamente sulla qualità del servizio offerto alle famiglie e sugli standard di sicurezza e vigilanza all'interno degli edifici scolastici, dove la carenza di personale ausiliario impone spesso turni massacranti e una gestione d'emergenza quotidiana.

A sollevare il caso politico e sindacale è Gianna Fracassi, segretaria generale della FLC CGIL, intervenuta a caldo dopo l'informativa al Ministero dell'Istruzione e del Merito. La decisione di sbloccare meno della metà dei posti disponibili viene definita senza mezzi termini una scelta miope, che alimenta il precariato storico del comparto e ignora i richiami formali che arrivano da Bruxelles sull'abuso dei contratti a termine.

La questione della reiterazione dei contratti a tempo determinato nel comparto scuola non rappresenta soltanto una criticità di natura sociale e sindacale, ma espone lo Stato italiano a pesanti sanzioni comunitarie. La Corte di Giustizia dell'Unione Europea e la Commissione Europea hanno più volte richiamato l'Italia per la violazione della direttiva quadro sul lavoro a tempo determinato, sottolineando come l'abuso prolungato delle supplenze annuali su posti vacanti e disponibili costituisca un'illegittimità. Nonostante i ripetuti ammonimenti e l'avvio di procedure d'infrazione, le politiche di bilancio continuano a privilegiare un rigido contenimento della spesa corrente immediata, ignorando le pesanti ricadute economiche a medio e lungo termine.

Il governo continua a preferire i contratti a termine, ignorando la condanna dell'Unione Europea sull'abuso del precariato nella scuola.

Il nodo centrale della protesta sindacale non riguarda soltanto la stabilità del personale, ma anche il bilancio dello Stato. Mantenere oltre 21.000 posti coperti da supplenti annuali comporta infatti una spesa complessiva che, tra retribuzioni, rimborsi, contenziosi legali e risarcimenti per reiterazione abusiva dei contratti, supera di gran lunga il costo di un'immissione in ruolo a tempo indeterminato. A ciò si aggiunge il paradosso organizzativo: ogni anno, all'avvio delle lezioni a settembre, migliaia di cattedre e posti ATA restano scoperti o subiscono avvicendamenti continui, compromettendo la continuità amministrativa e la stabilità dei piani di offerta formativa delle scuole.

Dal punto di vista operativo, chi vive il precariato scolastico sa bene quanto la competizione nelle graduatorie sia serrata e basata su margini millimetrici. Con centinaia di migliaia di candidati inseriti nelle liste di terza fascia, ogni singolo titolo culturale, professionale o certificazione informatica riconosciuta dal Ministero dell'Istruzione e del Merito rappresenta uno spartiacque decisivo tra l'essere convocati per una supplenza di lunga durata e il rimanere esclusi. La valutazione dei titoli, normata dai decreti ministeriali di aggiornamento, premia in modo specifico le competenze digitali, ormai considerate un requisito imprescindibile per l'esercizio professionale all'interno della pubblica amministrazione e del sistema scolastico moderno.

La richiesta che arriva dai sindacati è quella di superare definitivamente i rigidi vincoli del turn over per consentire la copertura integrale della pianta organica. Nel frattempo, migliaia di lavoratori ATA che aspirano a un contratto stabile o a migliorare la propria posizione nelle graduatorie continuano a investire sulla propria formazione e sulle certificazioni informatiche necessarie per scalare le graduatorie di terza fascia.

Per approfondire: CEMFORM propone EIPASS 7 Moduli Standard / CIAD — la certificazione informatica riconosciuta ideale come titolo d'accesso e per incrementare il punteggio nelle graduatorie ATA di terza fascia.

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