La caccia ai docenti specializzati non si ferma, nemmeno all'autunno inoltrato, confermando una tendenza cronica che affligge il sistema scolastico nazionale. Sette cattedre di sostegno ancora scoperte in un singolo istituto fanno rumore e costringono gli uffici competenti a battere nuove strade, sempre più tempestive, per chiudere le nomine e garantire il diritto allo studio costituzionalmente tutelato.
L'Istituto Comprensivo Casale di Brindisi ha pubblicato un interpello urgente per l'assegnazione di ben sette posti di sostegno nella scuola primaria. L'esigenza specifica riguarda il plesso "La Nostra Famiglia", una realtà particolarmente delicata e complessa dove la continuità didattica per gli alunni con disabilità rappresenta una priorità assoluta che non ammette ulteriori ritardi, vista la specificità clinica e pedagogica degli alunni accolti in questa struttura.
Cosa succede adesso e chi può presentare domanda per questi incarichi? La procedura degli interpelli, introdotta formalmente con le ultime disposizioni sulle supplenze per arginare l'emergenza estrema quando le Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS) e le Graduatorie di Istituto (GI) risultano completamente esaurite, apre le porte anche a canali di reclutamento alternativi. Possono farsi avanti i docenti in possesso del titolo di specializzazione, ma la normativa recente — in particolare l'ordinanza ministeriale sulle supplenze — permette alle scuole di valutare candidature anche da parte di docenti privi di specializzazione ma con specifiche esperienze, qualora l'interpello dei titoli di specializzazione dovesse andare deserto.
Questo scenario mette in luce una criticità sistemica ben nota agli addetti ai lavori: secondo i dati preliminari sull'avvio dell'anno scolastico, sono decine di migliaia i posti di sostegno ancora assegnati a supplenti privi del titolo specifico, una situazione che scarica sulle famiglie e sugli istituti un peso organizzativo ed emotivo notevole. La Lombardia, il Veneto e il Lazio registrano storicamente i numeri più alti di cattedre scoperte, ma il fenomeno interessa in modo trasversale tutte le regioni italiane, comprese quelle del Sud dove storicamente la platea dei docenti abilitati risultava più ampia.
Le implicazioni pratiche per il personale docente e le segreterie scolastiche sono evidenti. Gli uffici di presidenza e di segreteria si trovano a gestire un carico burocratico straordinario, dovendo esaminare decine di messe a disposizione (MAD, ora sostituite formalmente da questi interpelli mirati) in tempi strettissimi. Per i docenti che rispondono agli interpelli, invece, si apre un canale lavorativo diretto con le scuole, che impone tuttavia una monitoraggio costante dei siti istituzionali degli Uffici Scolastici Territoriali, veri e propri hub di smistamento di queste urgenze.
La ricerca di personale specializzato sul sostegno continua a mettere a dura prova le segreterie scolastiche e la tenuta stessa dei servizi per gli alunni più fragili, evidenziando il divario tra il fabbisogno reale di inclusione e l'effettiva disponibilità di professionisti abilitati.
Analizzando il quadro normativo di riferimento, l'istituto dell'interpello risponde alla necessità di semplificare e velocizzare le immissioni in servizio, riducendo i tempi morti causati dallo scorrimento delle graduatorie tradizionali ormai esaurite. Tuttavia, la rapidità richiesta non deve compromettere la qualità della valutazione dei titoli presentati dai candidati. I dirigenti scolastici sono chiamati a vagliare con attenzione le istanze, dando priorità assoluta ai docenti specializzati sul sostegno, seguiti eventualmente da coloro che stanno frequentando i percorsi di specializzazione o che possiedono titoli equipollenti o esperienze pregresse documentate nel settore dell'inclusione scolastica e della didattica differenziata.
I dettagli operativi per l'invio delle istanze, compresi i modelli specifici da utilizzare, le modalità di trasmissione telematica e i termini di scadenza — che spesso si esauriscono nell'arco di 24 o 48 ore a causa dell'urgenza della presa in servizio — sono consultabili direttamente nella documentazione ufficiale diffusa dall'amministrazione scolastica periferica. Un passaggio burocratico rapido ma fondamentale per evitare che le classi restino ulteriormente scoperte e per garantire il normale avvio e la continuità delle attività didattiche specializzate.
La questione della stabilizzazione del personale e della formazione di un numero adeguato di docenti specializzati rimane al centro del dibattito sindacale e politico. Molti esperti sottolineano la necessità di riformare strutturalmente l'accesso ai corsi di TFA Sostegno, aumentando i posti disponibili nelle università e riducendo le barriere d'accesso, affinché la domanda e l'offerta di professionalità così delicate possano finalmente trovare un equilibrio stabile sul territorio nazionale.


