Formazione & Certificazioni

Certificati medici falsi a scuola: licenziamento e condanna

Presentare certificati medici falsi a scuola costa caro: l'assistente amministrativo è stato licenziato e condannato dalla Corte dei Conti.

Certificati medici falsi a scuola: licenziamento e condanna

Photo by Alex Dos Santos on Pexels

Quattordici giorni di assenza ingiustificata possono trasformarsi in un vero e proprio terremoto giudiziario per un dipendente scolastico. È quanto emerso da una recente pronuncia della magistratura contabile che ha imposto a un assistente amministrativo di restituire gli stipendi percepiti indebitamente, oltre a pagare salatissimi danni d'immagine all'amministrazione pubblica. Ma come si è arrivati a questa stretta drastica?

Il fenomeno delle false assenze nel comparto scuola non rappresenta purtroppo ununicum, sebbene l'inasprimento giurisprudenziale degli ultimi anni stia tracciando una linea di demarcazione netta rispetto al passato. Secondo recenti rilevazioni del settore pubblico, il contenzioso legato a condotte fraudolente in materia di permessi e certificazioni mediche incide negativamente non solo sui bilanci statali, ma compromette gravemente l'efficienza organizzativa degli istituti, costretti a riorganizzare d'urgenza le supplenze e la gestione delle segreterie.

Tutto ha avuto inizio quando la condotta del lavoratore è finita sotto la lente della giustizia penale. Il dipendente aveva utilizzato cartelle cliniche e attestazioni sanitarie contraffatte per coprire le proprie assenze dal posto di lavoro, violando apertamente il decreto legislativo 30 marzo 2001, numero 165, e in particolare le norme stringenti dettate dal Testo Unico del Pubblico Impiego in materia di fedeltà, diligenza e obbligo di correttezza professionale. Di fronte a prove così evidenti, l'Ufficio scolastico regionale non ha esitato a denunciare l'accaduto e a far scattare il licenziamento disciplinare senza preavviso.

Il quadro normativo di riferimento, d'altronde, non lascia spazio a interpretazioni indulgenti. L'articolo 55-quater del D.Lgs. 165/2001 prevede espressamente il licenziamento disciplinare per i dipendenti pubblici che si assentino ingiustificatamente dal servizio per un numero di giorni superiore a quelli previsti dalle disposizioni di legge o dei contratti collettivi nazionali (CCNL comparto Istruzione e Ricerca), oppure per chi si renda autore di false attestazioni della presenza in servizio mediante l'alterazione dei sistemi di rilevazione o con altre modalità fraudolente. In questi casi, la sanzione espulsiva è non solo obbligatoria, ma viene irrogata con procedure d'urgenza a seguito di una contestazione disciplinare accelerata.

La produzione di false attestazioni sanitarie distrugge il rapporto di fiducia con la pubblica amministrazione e trascina il lavoratore in un vortice di sanzioni penali, disciplinari e patrimoniali.

La particolarità della vicenda sta nel fatto che né il decreto penale di condanna né il provvedimento espulsivo sono mai stati contestati dal diretto interessato. Questo silenzio processuale ha spianato la strada alla Procura della Corte dei Conti, che ha azionato i meccanismi di recupero delle somme attraverso il giudizio di responsabilità erariale. La sezione giurisdizionale per l'Emilia-Romagna, con la sentenza numero 39 del 2026, ha ribadito un principio fondamentale: il dipendente infedele risponde non solo civilmente e penalmente, ma subisce una pesante condanna patrimoniale. Nel caso specifico, il risarcimento dovuto comprende non solo la retribuzione delle quattordici giornate scoperte, ma persino il danno all'immagine dell'istituzione scolastica, quantificato equitativamente in misura pari al quintuplo del danno patrimoniale accertato.

Per il personale ATA (Amministrativo, Tecnico e Ausiliario) e per l'intera comunità scolastica, questa pronuncia costituisce un severo monito. Le conseguenze di simili condotte si riflettono inevitabilmente sulla percezione della scuola da parte dell'opinione pubblica, giustificando la quantificazione del danno all'immagine istituzionale. La giurisprudenza contabile sta infatti applicando criteri sempre più rigorosi per tutelare il decoro della pubblica amministrazione, sanzionando economicamente quei comportamenti che ledono la dignità del servizio scolastico costituzionalmente garantito.

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