La gestione quotidiana delle classi e la ricerca di soluzioni concrete per il miglioramento del sistema scolastico restano le priorità per migliaia di docenti e personale ATA. In questo contesto, le recenti esternazioni del Generale Roberto Vannacci hanno sollevato un acceso dibattito politico e sindacale, spostando l'attenzione su visioni pedagogiche che molti osservatori definiscono anacronistiche. La proposta di istituire classi separate basate sul merito e sul profitto, presentata come una forma di inclusione, ha trovato la netta opposizione di esponenti come Barbera (Prc), che ha bollato l'idea come un ritorno forzato alla Riforma Gentile del 1923.
Il dibattito non si limita alla mera provocazione, ma tocca le fondamenta dell'attuale assetto scolastico. Mentre il corpo docente è impegnato a fronteggiare le sfide quotidiane legate alla gestione dell'inclusione e all'aggiornamento professionale, le teorie del Generale appaiono distanti dalle necessità reali di un sistema che richiede investimenti, contratti dignitosi e una valorizzazione del merito basata su criteri oggettivi e non su una selezione che rischia di marginalizzare gli studenti più fragili.
Il ritorno al passato e la sfida dell'inclusione
L'idea di una scuola che recuperi modelli del secolo scorso, come quelli ispirati alla riforma di Giovanni Gentile, viene letta da gran parte del mondo sindacale e accademico come un passo indietro rispetto ai progressi compiuti in termini di integrazione. La critica mossa a Vannacci è quella di ignorare le reali problematiche del comparto scuola, concentrandosi su visioni che, secondo i detrattori, sfiorano il grottesco anziché affrontare la carenza di risorse e la necessità di una didattica moderna.
Siamo ormai oltre il ridicolo e nel pieno del grottesco: l'idea di classi separate basate sul profitto ignora completamente il valore pedagogico dell'inclusione scolastica.
Per i docenti, l'attenzione resta focalizzata sulla qualità dell'offerta formativa e sull'acquisizione di nuove competenze. In un panorama in cui il dibattito politico si accende su temi divisivi, il personale scolastico continua a investire nella propria formazione per rispondere alle richieste di una scuola che deve essere, al contrario, sempre più aperta, tecnologica e capace di valorizzare le potenzialità di ogni singolo studente, indipendentemente dal punto di partenza.
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