Il rito dei compiti delle vacanze scandisce da oltre un secolo il calendario degli studenti italiani, ma la tradizionale pioggia di esercizi assegnati a giugno rischia ormai di perdere di efficacia. Secondo l'analisi del professore e giornalista Marcello Bramati, intervenuto nella rubrica “I Protagonisti” di Orizzonte Scuola, la questione non riguarda la quantità di schede da accumulare, bensì la necessità di ripensare l'intera impostazione del lavoro autonomo durante la pausa estiva.
Il dibattito si inserisce in un quadro che vede la scuola poggiare su tre pilastri imprescindibili: la presenza in aula, la valutazione e proprio il lavoro da svolgere tra una lezione e l'altra. Quando le settimane di interruzione diventano quattordici, come accade tradizionalmente durante la pausa estiva, il rischio di una dispersione delle competenze acquisite si fa concreto, un fenomeno noto in letteratura pedagogica come summer slide. La soluzione non consiste nell'imporre un carico mnemonico e ripetitivo, ma nel trasformare i tradizionali compiti in un percorso mirato al rientro.
Le indagini internazionali condotte dall'INVALSI e dall'OCSE confermano periodicamente come le lunghe interruzioni scolastiche, se non adeguatamente compensate da stimoli cognitivi di qualità, incidano negativamente soprattutto sugli studenti che provengono da contesti socio-culturali più fragili. Le statistiche evidenziano un divario crescente all'inizio dell'anno scolastico: chi legge e si confronta con stimoli formativi mirati durante l'estate riprende il ritmo in pochi giorni, mentre chi subisce un distacco totale impiega settimane per recuperare i livelli di partenza. Non parliamo di riempire ogni singolo giorno con ore di studio forzato, ma di preservare il filo conduttore del sapere attraverso attività stimolanti e connesse alla realtà quotidiana.
La vacanza è quella dal proprio banco, non dalla vita, dalla propria vita di studentesse e di studenti.
Le parole orientano il pensiero e passare dalla definizione di compiti delle vacanze a quella di compiti per settembre sposta radicalmente la prospettiva. La prima espressione evoca un'intrusione sgradita nel tempo libero, mentre la seconda restituisce un obiettivo preciso e un termine temporale chiaro. Per mantenere la continuità dell'apprendimento senza appesantire i mesi caldi, bisognerebbe concentrarsi unicamente su alcune priorità formative come la lettura autonoma, la scrittura creativa, il calcolo essenziale, le lingue straniere e il consolidamento del metodo di studio. Per i docenti, questo significa programmare consegne qualitative anziché quantitative, capaci di valorizzare l'autonomia e lo spirito critico dei ragazzi, evitando l'effetto "accumulo" che spesso si traduce in copiatura sistematica o nell'intervento esclusivo dei genitori.
L'utilizzo massiccio della tecnologia e delle piattaforme digitali non garantisce automaticamente un salto di qualità nella didattica estiva. Se uno strumento si limita a riprodurre in formato elettronico la vecchia scheda cartacea, l'innovazione resta soltanto di facciata. Anzi, la proliferazione di scadenze intermedie gestite tramite aule virtuali durante i mesi di riposo finisce spesso per alimentare inutili tensioni familiari e dipendenze digitali. Per evitare queste derive, il corpo docente e il personale scolastico devono possedere una solida alfabetizzazione digitale e metodologica, sapendo discernere quali risorse online siano realmente efficaci e quali invece rappresentino solo un disturbo per il benessere psicofisico degli studenti.
Anche l'avvento dell'intelligenza artificiale generativa impone una riflessione profonda sulle consegne assegnate a casa. Delegare a un software la risoluzione degli esercizi di grammatica o la stesura dei riassunti annulla completamente la funzione formativa dell'allenamento personale. I docenti si trovano oggi nella necessità di progettare compiti che non possano essere semplicemente risolti con un "copia-incolla" da chatbot, puntando su riflessioni personali, osservazioni sul campo, collegamenti interdisciplinari e progetti laboratoriali. Offrire tabelle di marcia sostenibili, che lascino ampio spazio al riposo ma mantengano vivi i saperi, rappresenta l'unica via per stimolare un impegno autentico e consapevole in vista della campanella di settembre.
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