La scuola italiana vive una stagione di profonda inquietudine, sospesa tra la necessità di innovazione tecnologica e una crisi di identità che ne mina il prestigio storico. A sollevare il velo su questa condizione è stata Dacia Maraini, ospite d'eccezione al Giffoni Film Festival lo scorso 17 luglio. Davanti a una platea di studenti, la nota scrittrice ha analizzato il fenomeno della "dissacrazione" dell'istituzione scolastica, un processo che non può essere imputato alla negligenza dei docenti, ma che affonda le radici in dinamiche sociali ed economiche ben più complesse.
Il punto focale dell'intervento della Maraini riguarda la retribuzione del personale scolastico, definita senza mezzi termini inadeguata. In un Paese dove il costo della vita è cresciuto esponenzialmente, lo stipendio di un insegnante è rimasto fermo su livelli che non permettono una vita dignitosa, né riflettono l'importanza strategica del ruolo educativo. Ma è davvero possibile parlare di autorevolezza quando il sistema stesso sembra non riconoscere il valore economico di chi forma le nuove generazioni?
La scuola è stata dissacrata, ma non dipende dai docenti: sono pagati troppo poco e il loro lavoro non viene valorizzato come meriterebbe in una società civile.
La riflessione si sposta poi sul clima all'interno delle aule, dove la violenza verbale e fisica contro i docenti è diventata una cronaca quasi quotidiana. La Maraini suggerisce che questa deriva sia il sintomo di una perdita di rispetto verso la figura dell'insegnante, un tempo pilastro della comunità e oggi spesso visto come un bersaglio. Per invertire questa tendenza, non basta invocare il decoro, ma serve un investimento strutturale che passi anche attraverso la formazione continua e il potenziamento delle competenze, elementi che permettono al docente di stare al passo con un mondo in rapida evoluzione.
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