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Decreto anti-maranza e scuola: la prevenzione invisibile

Il decreto anti-maranza punta sui minorenni. Ma la vera sfida per la scuola resta la prevenzione quotidiana e il ruolo degli educatori.

Decreto anti-maranza e scuola: la prevenzione invisibile

Lo scorso 23 luglio il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera al disegno di legge ribattezzato dai media "anti-maranza", un provvedimento che interviene direttamente sui minorenni tra i 14 e i 18 anni per velocizzare i processi in caso di reati. Al centro della stretta c'è la presunzione di consapevolezza, un nodo giuridico che sposta l'asse sulla responsabilità penale giovanile. Ma mentre il dibattito pubblico si accende sui tavoli dei talk show e nei corridoi dei tribunali, chi vive la scuola ogni giorno sa bene che la risposta repressiva arriva spesso troppo tardi.

Entrando nel merito del testo normativo, il provvedimento introduce modifiche significative al Codice Penale e al processo minorile, prevedendo una stretta sui reati commessi in gruppo, sull'uso di armi improprie e sulla diffusione sui social media di video lesivi della dignità altrui, spesso utilizzati come trofeo digitale. Tuttavia, i giuristi e gli operatori del diritto minorile evidenziano come l'inasprimento delle pene — che prevede una maggiore rapidità nei giudizi immediati e una limitazione dell'accesso a riti alternativi in casi specifici — rischi di sovraccaricare ulteriormente un sistema giudiziario già al collasso, senza incidere sulle cause profonde del fenomeno.

Le aule e i cortili scolastici registrano quotidianamente tensioni, episodi di micro-devianza e forme di disagio giovanile che faticano a fare notizia. La lentezza della prevenzione non fa rumore, ed è proprio questo il paradosso denunciato da diverse voci del mondo scolastico. I dati raccolti dagli osservatori sulla dispersione scolastica e sulla criminalità minorile parlano chiaro: negli ultimi tre anni si è registrato un incremento superiore al 15% dei reati violenti commessi da minori nelle aree metropolitane, con un abbassamento drastico dell'età in cui compaiono i primi comportamenti a rischio. Chi lavora sul campo non cerca la ribalta televisiva, ma lamenta la carenza di strumenti strutturati per intercettare il disagio prima che si trasformi in reato o in abbandono scolastico.

La prevenzione silenziosa non fa audience, ma è l'unico argine reale contro il degrado sociale che attraversa le nostre scuole.

La normativa recente punta tutto sulla deterrenza e sulla certezza della pena minorile, lasciando però scoperti i docenti e il personale scolastico nella gestione ordinaria delle dinamiche di classe. Spesso gli insegnanti si trovano in prima linea a fronteggiare situazioni di isolamento emotivo, aggressività verbale e rigetto delle regole senza disporre di una preparazione specifica in ambito psicologico o criminologico. Come si può pretendere che l'istituzione scolastica argini fenomeni complessi senza investire massicciamente sulla formazione pedagogica e sul supporto psicologico? La risposta delle istituzioni si ferma spesso alla misura punitiva, dimenticando che la scuola rappresenta l'unico presidio territoriale capace di offrire un'alternativa concreta ai ragazzi a rischio.

Sul piano pratico, la gestione quotidiana di una classe complessa richiede oggi al personale docente e al personale ATA di saper riconoscere i primissimi segnali di disagio: un improvviso calo del rendimento, l'isolamento dal gruppo dei pari, sbalzi d'umore immotivati o l'adozione di linguaggi marcatamente ostili. Le linee guida ministeriali insistono sulla necessità di un'alleanza educativa con le famiglie, che tuttavia risulta spesso fragile o del tutto assente nei contesti territoriali più degradati, dove la scuola resta l'unica agenzia di socializzazione e legalità.

Il Ministero continua a spingere sulla digitalizzazione e sulle certificazioni, ma il vero banco di prova per il corpo docente nei prossimi mesi sarà la capacità di gestire le relazioni educative in contesti sempre più difficili. Integrare competenze disciplinari e sensibilità pedagogica diventa indispensabile per chi vuole davvero fare la differenza dietro la cattedra, trasformando la classe in uno spazio sicuro e inclusivo.

Per approfondire: CEMFORM propone Master Bullismo e Prevenzione — un percorso formativo mirato a fornire strumenti concreti per riconoscere, prevenire e gestire i fenomeni di disagio giovanile e devianza all'interno del contesto scolastico.

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