Le segreterie nazionali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp bocciano parzialmente il nuovo testo del Decreto PA, definendolo un provvedimento che muove qualche passo in avanti ma lascia aperte troppe falle nel settore pubblico. Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi hanno espresso perplessità sul testo omnibus, che se da un lato sblocca nuove assunzioni e proroga le graduatorie, dall'altro ignora le vere emergenze dei lavoratori.
Entrando nel dettaglio del quadro normativo, l'intervento legislativo punta a immettere nuova linfa vitale negli organici della Pubblica Amministrazione, rispondendo parzialmente alle richieste pressanti arrivate da Bruxelles e dai territori. Tuttavia, le sigle sindacali denunciano come la programmazione triennale del fabbisogno di personale continui a essere imbrigliata da una burocrazia asfissiante. Molti enti locali, in particolare i comuni di medie e piccole dimensioni, lamentano un divario cronico tra le piante organiche autorizzate e le reali necessità operative quotidiane, acuite dai pensionamenti legati a quota 100 e alle successive uscite flessibili.
Il nodo principale resta quello economico, legato a doppio filo a vincoli rigidi sul salario accessorio che frenano i percorsi di carriera. Ma quanti dipendenti pubblici vedono realmente riconosciuta la propria professionalità con gli attuali tetti di spesa? La risposta dei sindacati è netta: servono scelte coraggiose e non semplici manovre tampone.
La questione dei fondi per la contrattazione integrativa rappresenta un blocco storico per la valorizzazione del merito. Nonostante i recenti rinnovi contrattuali abbiano cercato di allineare i tabellari all'inflazione registrata nell'ultimo biennio, il potere d'acquisto dei dipendenti pubblici ha subito una erosione stimata attorno all'otto percento. Senza una rimodulazione strutturale dei tetti imposti dal decreto legge 78/2010 — che legano rigidamente il fondo del salario accessorio al personale in servizio dell'anno 2004 — qualsiasi ambizione di riforma della PA rischia di rimanere lettera morta.
Il testo contiene elementi positivi come l'eliminazione dei doppi vincoli di spesa per gli enti locali, ma mancano del discorso sulle retribuzioni e sui percorsi di carriera.
Tra le grandi escluse dal provvedimento figura la categoria del personale educativo, i cui dipendenti comunali attendono ancora quella riqualificazione promessa al momento della sottoscrizione del contratto delle Funzioni Locali con l'Aran. Senza un intervento mirato in fase di conversione parlamentare, la situazione rischia di cristallizzarsi ulteriormente.
A subire le conseguenze di questa stasi non è solo il comparto degli enti locali, ma l'intero sistema dell'istruzione e dei servizi socio-educativi integrati. Il personale ATA e gli educatori scolastici affrontano quotidianamente carichi di lavoro crescenti, dovuti all'implementazione dei progetti legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e alla gestione amministrativa di istituti sempre più complessi. La mancanza di un piano straordinario di progressioni verticali e di incentivi economici mirati disincentiva l'investimento sulla propria crescita professionale, creando un pericoloso divario tra le responsabilità assunte quotidianamente dai lavoratori e il riscontro economico ed economico-normativo riconosciuto dallo Stato.
Gli sguardi delle organizzazioni sindacali sono ora puntati direttamente sulle aule parlamentari. La partita si gioca tutta nei prossimi mesi, durante i lavori di conversione in legge del decreto, dove si spera di correggere il tiro e dare risposte concrete a chi ogni giorno garantisce i servizi pubblici essenziali.
Le richieste emendative depositate sul tavolo delle commissioni competenti di Camera e Senato puntano a correggere il tiro su tre direttrici fondamentali: la sterilizzazione definitiva dei vincoli sulle risorse decentrate, lo sblocco di un piano massiccio di stabilizzazioni per i lavoratori precari storici e l'avvio immediato di tavoli tecnici specifici per la revisione degli ordinamenti professionali. Solo attraverso un confronto costante tra governo e parti sociali sarà possibile evitare la mobilitazione di categoria che i sindacati minacciano già da diverse settimane nel caso in cui il testo dovesse blindarsi ulteriormente durante il passaggio parlamentare.
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