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Disabilità a scuola: in Veneto arriva l'assistente di plesso

La Regione Veneto rivoluziona l'assistenza per gli alunni con disabilità a scuola introducendo l'assistente di plesso e un nuovo monitoraggio.

Disabilità a scuola: in Veneto arriva l'assistente di plesso

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La gestione dell'assistenza agli studenti con disabilità nelle aule italiane mostra spesso crepe profonde, figlie di una frammentazione amministrativa che scarica sui territori tensioni crescenti. Chi vive la scuola ogni giorno sa bene quanto sia complessa la gestione quotidiana tra Comuni e Aziende ULSS, un meccanismo che finisce per creare evidenti disparità da un comune all'altro. La Giunta regionale del Veneto ha deciso di voltare pagina, introducendo una riforma strutturale che ridisegna il perimetro dei servizi socioassistenziali negli istituti statali e paritari.

Su proposta dell'assessore al Sociale Paola Roma, l'esecutivo regionale ha approvato un provvedimento che punta a superare il rigido modello basato esclusivamente sul rapporto uno a uno. Questa impostazione tradizionale, pur garantendo un presidio dedicato, ha mostrato nel tempo evidenti limiti di sostenibilità finanziaria e di gestione delle risorse umane, acuiti dalla cronica carenza di operatori specializzati sul mercato del lavoro. Il primo pilastro di questa rivoluzione organizzativa è rappresentato da un monitoraggio capillare, affidato alla Direzione regionale Servizi sociali, Terzo Settore e Sport. Entro il 31 ottobre 2026, le Aziende ULSS dovranno trasmettere i dati relativi all'anno scolastico 2026-2027, censendo il numero reale degli studenti presi in carico, il divario tra le ore richieste dalle famiglie e quelle effettivamente assegnate, le risorse economiche impiegate e le tipologie professionali coinvolte sul campo.

La novità dell'assistente di plesso e la flessibilità organizzativa

La vera svolta del nuovo modello risiede nell'introduzione sperimentale della figura dell'assistente di istituto o di plesso. Questa nuova risorsa non sarà più vincolata alla rigida esclusività sul singolo alunno, ma opererà in modo dinamico all'interno dello stesso edificio scolastico per coprire l'intero tempo scuola. Ma quali vantaggi reali porterà questa riorganizzazione nei territori più isolati?

Dal punto di vista pratico, l'impatto sul personale docente e sul personale ATA sarà particolarmente rilevante. Spesso, in assenza dell'operatore assegnato in via esclusiva, la gestione della classe ricadeva interamente sull'insegnante di sostegno o sui docenti curricolari, generando situazioni di sovraccarico e compromettendo la didattica inclusiva. L'introduzione di un pool flessibile di istituto consentirà di tamponare tempestivamente le assenze improvvise per malattia o ferie, garantendo che nessun alunno resti privo del necessario supporto all'autonomia e alla comunicazione durante le ore di lezione.

La presenza stabile di un operatore flessibile permette di gestire le emergenze e supportare i casi complessi, garantendo continuità assistenziale a tutti gli studenti.

L'obiettivo è coprire i fabbisogni più complessi, come le emergenze sanitarie o i gravi disturbi comportamentali, soprattutto nei plessi periferici dove il reperimento del personale è storicamente più difficile. L'analisi dei fabbisogni condotta Negli anni recenti evidenzia infatti come i piccoli Comuni montani o rurali soffrano particolarmente la concorrenza dei grandi centri urbani nell'attrarre professionisti qualificati, un divario che questa riforma intende colmare ottimizzando gli spostamenti e le competenze degli operatori all'interno di reti territoriali di scuole. Nel frattempo, in attesa che un gruppo di lavoro tecnico-scientifico — composto da rappresentanti delle ULSS, dei Comuni, dell'Ufficio Scolastico Regionale e delle associazioni — definisca il modello definitivo entro il 31 maggio 2027, la Regione ha imposto una misura tampone. Già da quest'anno scolastico, le ULSS sono chiamate ad accorpare le singole ore di assistenza in un unico monte ore d'istituto, assicurando così una gestione elastica degli operatori ed evitando vuoti di copertura.

Questa transizione verso modelli di assistenza integrata richiede tuttavia un investimento massiccio sulla formazione continua e sulla qualificazione professionale degli operatori socio-educativi. Le competenze richieste spaziano oggi dalla gestione dei disturbi dello spettro autistico alle tecniche di comunicazione aumentativa alternativa (CAA), rendendo indispensabile un percorso di preparazione mirato e riconosciuto a livello istituzionale.

Per approfondire: CEMFORM propone ASACOM — il percorso di abilitazione per assistente alla comunicazione, ideale per chi desidera operare professionalmente nel supporto scolastico agli alunni con disabilità.

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