Le aule scolastiche si svuotano per la pausa estiva, ma per decine di migliaia di insegnanti il telefono continua a essere l'oggetto più osservato dell'anno. La macchina delle supplenze a raffica si rimette in moto, confermando uno scenario che anno dopo anno si ripete senza variazioni sostanziali. I concorsi legati al Pnrr hanno permesso di immettere in ruolo circa 70 mila candidati, numeri importanti che però non bastano a coprire l'enorme voragine degli organici. Il sistema scolastico italiano continua a reggere grazie a un esercito di precari storici, intrappolati in un limbo fatto di contratti al trentuno agosto o al trenta giugno.
Le speranze riposte nel cosiddetto doppio canale di reclutamento si scontrano ancora una volta con ostacoli istituzionali non di poco conto. Manca infatti il via libera definitivo da parte di Bruxelles, un passaggio burocratico che blocca la svolta sperata da tutto il comparto. Dall'altra parte, il Ministero dell'Economia e delle Finanze non cede terreno sulla gestione dei posti in deroga sul sostegno, inchiodando il bilancio statale a logiche di rigore che impediscono assunzioni stabili laddove il fabbisogno è più urgente. Mario Pittoni, responsabile del dipartimento Istruzione della Lega, è tornato a insistere sulla necessità di restituire dignità ai precari storici, sottolineando che il precariato strutturale rappresenta una ferita aperta per l'intera comunità educante.
Il precariato storico non è solo un problema contrattuale, ma una ferita aperta che indebolisce la continuità didattica per gli studenti.
Le organizzazioni sindacali, con l'Anief in prima linea, continuano a denunciare una situazione al limite della sostenibilità operativa. Ogni anno le segreterie scolastiche si trovano a gestire un volume impressionante di nomine, spesso con graduatorie che si muovono in ritardo rispetto all'avvio delle lezioni. Questa dinamica non penalizza soltanto chi lavora con contratti a termine, privato della necessaria stabilità di vita, ma compromette inevitabilmente anche la continuità educativa degli studenti, costretti a cambiare docenti con una frequenza che vanifica la programmazione didattica a lungo termine.
Ma quanti docenti dovranno ancora affidarsi alle graduatorie provinciali per sperare in un incarico annuale?
La risposta a questa domanda definirà i contorni del prossimo autunno scolastico, quando le cattedre vacanti torneranno a riempirsi attraverso le convocazioni telematiche. Nel frattempo, chi aspira a migliorare la propria posizione nelle graduatorie cerca di accumulare punteggio utile attraverso certificazioni e percorsi formativi riconosciuti, tentando di sfruttare ogni margine concesso dalla normativa vigente per scalare le posizioni in vista dei prossimi aggiornamenti.
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