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Emergenza sostegno: la soluzione per i laureati in pedagogia

Mancano docenti di sostegno e laureati in pedagogia: una soluzione per superare i blocchi del TFA e valorizzare le competenze acquisite.

Emergenza sostegno: la soluzione per i laureati in pedagogia

Le aule italiane continuano a fare i conti con un paradosso burocratico che si ripete puntuale a ogni avvio di anno scolastico. Da un lato mancano migliaia di docenti di sostegno specializzati, costringendo gli istituti a ricorrere a nomine d'urgenza da GPS e a volte persino a neolaureati senza alcuna esperienza specifica. Dall'altro, centinaia di laureati in pedagogia si trovano a dover affrontare lo sbarramento selettivo del TFA sostegno, nonostante abbiano già superato esami universitari analoghi durante il proprio percorso accademico.

Il quadro dei numeri rende la situazione ancora più evidente: secondo i dati ministeriali diffusi all'inizio dell'anno scolastico, su oltre 200.000 posti di sostegno attivati in Italia, una percentuale che oscilla tra il 35% e il 40% viene coperta ogni anno da supplenti privi della specifica specializzazione. Questo significa che centinaia di migliaia di alunni con disabilità non possono contare su una figura professionalmente formata fin dal primo giorno di lezione, compromettendo gravemente quel diritto all'inclusione che la normativa italiana, tra le più avanzate d'Europa, vorrebbe invece garantire.

Il meccanismo attuale prevede test d'ingresso rigidissimi, spesso incentrati su logica e nozionismo piuttosto che sulle reali competenze didattiche e pedagogiche del candidato. Chi possiede una laurea magistrale in pedagogia possiede già un bagaglio teorico notevole, ma la normativa impone comunque la partecipazione a un concorso pubblico nazionale e a un successivo percorso universitario a frequenza obbligatoria che dura otto mesi.

A complicare ulteriormente il quadro normativo interviene la rigida architettura dei decreti attuativi che regolano il TFA (Regolamento emanato con il Decreto Ministeriale n. 249/2010 e successive modifiche, tra cui il DM 92/2019). Tali disposizioni non prevedono alcuna forma di esonero o riconoscimento crediti per chi ha già affrontato interi moduli di didattica speciale, pedagogia inclusiva o psicologia evolutiva all'interno del proprio curriculum universitario quinquennale. Di fatto, un dottore magistrale in Scienze Pedagogiche viene equiparato, in termini di accesso, a un qualsiasi laureato in discipline tecnico-scientifiche che non ha mai studiato le dinamiche dell'apprendimento o le tecniche di facilitazione della comunicazione.

Ma quanti professionisti rinunciano a entrare nel mondo della scuola proprio a causa di queste barriere d'accesso?

Le conseguenze di questo sbarramento si ripercuotono anche sull'organizzazione interna degli istituti scolastici, coinvolgendo indirettamente il personale amministrativo e tecnico (ATA). La gestione continua delle messe a disposizione (MAD), le nomine da graduatorie incrociate e le infinite proroghe contrattuali dei supplenti non specializzati generano un carico burocratico sproporzionato sulle segreterie scolastiche, costrette a lavorare ininterrottamente per rincorrere le supplenze anziché concentrarsi sulla progettualità formativa.

Le organizzazioni sindacali denunciano da tempo la necessità di snellire le procedure per chi ha già investito anni nella formazione umanistica e pedagogica. Creare percorsi di accesso dedicati, o riconoscere crediti formativi universitari specifici per chi possiede titoli affini, alleggerirebbe la pressione sulle università e garantirebbe agli studenti con disabilità docenti preparati in tempi molto più rapidi rispetto agli standard attuali. Modelli analoghi di riconoscimento dei titoli pregressi sono già ampiamente collaudati in altri settori della pubblica amministrazione o nei sistemi scolastici di altri paesi dell'Unione Europea, dove la continuità formativa viene tutelata attraverso percorsi abilitanti direttamente collegati al titolo di studio di base.

Il paradosso della scuola italiana vede laureati in discipline pedagogiche bloccati da test d'ingresso selettivi, mentre le cattedre di sostegno restano scoperte.

Trovare una via d'uscita significa ripensare l'intera filiera dell'abilitazione, offrendo canali paralleli per chi ha già dimostrato competenze sul campo o attraverso i piani di studio universitari. Fino a quando il sistema rimarrà ingessato nelle maglie di concorsi a numero chiuso così selettivi, le graduatorie continueranno a scorrere all'infinito e la continuità didattica per gli alunni più fragili resterà un miraggio.

Per approfondire: CEMFORM propone eCampus Specializzazione Sostegno — il percorso universitario pensato per i docenti precari che vogliono acquisire l'abilitazione e rispondere al fabbisogno di insegnanti di sostegno nelle scuole italiane.

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