Il momento degli esami di Stato rappresenta per migliaia di studenti il culmine di un percorso quinquennale, ma si trasforma sempre più spesso in un terreno di scontro tra famiglie e istituzioni scolastiche. La questione dell'assegnazione della lode è diventata il fulcro di polemiche accese, alimentate da genitori e parenti che, pur a fronte di un voto eccellente come il 100, contestano apertamente la mancata concessione del massimo riconoscimento.
Recentemente, l'analisi proposta dal profilo social perledarteprof ha messo in luce una dinamica preoccupante: l'ossessione per il punteggio numerico non appartiene più esclusivamente agli studenti, ma è stata ampiamente interiorizzata dagli adulti di riferimento. Questo ribaltamento di ruoli trasforma il voto finale in una sorta di trofeo personale per le famiglie, oscurando il valore intrinseco del percorso formativo compiuto dal ragazzo.
La discrezionalità della Commissione e il ruolo educativo
Chi osserva la scuola dall'esterno spesso ignora che la lode non costituisce un automatismo matematico. La normativa vigente conferisce alla Commissione d'esame una piena facoltà discrezionale, che permette di valutare il percorso complessivo dello studente, la maturità dimostrata e la coerenza del curriculum scolastico. Pretendere il massimo riconoscimento significa ignorare la complessità del giudizio professionale espresso dai docenti.
Quando i ragazzi vedono gli adulti di riferimento legittimare l'attacco pubblico verso un voto non gradito, si sentono a loro volta in diritto di poter scavalcare e aggredire i loro docenti.
L'attacco diretto ai docenti, che si manifesta attraverso video virali, commenti sui social o contestazioni verbali, invia un messaggio profondamente diseducativo. In un contesto in cui la cronaca registra un aumento di episodi di aggressività verso il personale scolastico, la delegittimazione dell'insegnante da parte dei genitori agisce come un pericoloso moltiplicatore di violenza. Smantellare l'autorevolezza del corpo docente per soddisfare una pretesa legata a un voto non favorisce la crescita dei giovani, ma priva il sistema scolastico di quei confini educativi necessari per un sano sviluppo.
La sfida per il futuro della scuola risiede nel recupero di un patto educativo tra famiglie e docenti, dove il voto sia inteso come strumento di valutazione e non come oggetto di negoziazione. Per i docenti, mantenere alta la propria professionalità significa anche continuare a investire nella propria formazione, consolidando le competenze necessarie per gestire con autorevolezza e consapevolezza le sfide didattiche e relazionali di ogni giorno, come quelle offerte dai percorsi di eCampus Percorsi Abilitanti 60 CFU.
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