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Fuga di cervelli dal Sud: ISTAT fotografa l'emorragia di laureati

Il nuovo report ISTAT conferma la fuga di cervelli dal Sud: tra il 2019 e il 2025 persi 150 mila giovani laureati verso il Centro-Nord.

Fuga di cervelli dal Sud: ISTAT fotografa l'emorragia di laureati

Photo by G. Jau on Pexels

Il Mezzogiorno continua a fare i conti con una progressiva desertificazione intellettuale, perdendo circa 150 mila giovani laureati tra i 25 e i 34 anni nel periodo compreso tra il 2019 e il 2025. Di questi, ben 122 mila hanno scelto di trasferirsi nelle regioni del Centro-Nord, mentre altri 28 mila hanno deciso di lasciare definitivamente il Paese. È quanto emerge impietosamente dall'ultimo report diffuso dall'ISTAT sulle migrazioni interne e internazionali, una fotografia dettagliata di una mobilità che sposta continuamente capitale umano qualificato verso le aree economicamente più forti della penisola.

Le dinamiche registrate nel corso del 2025 confermano la solidità di questa tendenza negativa, con un saldo migratorio che vede il Mezzogiorno cedere altri 45 mila residenti. I trasferimenti diretti verso il Centro-Nord hanno toccato quota 112 mila unità, a fronte dei soli 67 mila spostamenti registrati nella direzione opposta. Il Nord si conferma così l'area più attrattiva d'Italia, guidata dal Nord-est con un tasso migratorio interno positivo di 1,6 per mille residenti e seguita dal Nord-ovest a quota 1,3 per mille, mentre il Centro si attesta su un più contenuto più 0,5 per mille. All'estremità opposta della classifica, le isole e le regioni meridionali mostrano valori decisamente negativi, rispettivamente a -1,8 e -2,6 per mille.

Il Mezzogiorno perde costantemente il proprio capitale umano più formato, alimentando uno squilibrio demografico e occupazionale che penalizza intere province.

Entrando nel dettaglio dei territori, l'Emilia-Romagna conquista il primato nazionale per saldo migratorio interno positivo con un +2,1 per mille, trainata in particolare dalla provincia di Pavia che registra il picco più alto a +5,3 per mille. Sul versante opposto, Basilicata a -5,5 per mille e Calabria a -3,8 per mille pagano il prezzo più alto in termini di spopolamento, con Matera e Crotone che evidenziano rispettivamente le situazioni provinciali più critiche. La Calabria mantiene il triste primato per intensità dei flussi in uscita verso il Centro-Nord, con quasi otto residenti ogni mille che scelgono di fare le valigie, seguita a ruota da Basilicata e Molise.

In questo scenario di profonda diseguaglianza territoriale, il comparto della pubblica istruzione e della formazione rappresenta paradossalmente uno dei pochi canali di stabilizzazione e riscatto sociale, pur scontrandosi con la carenza cronica di posti e la concentrazione dei concorsi nelle aree a maggiore densità economica. La desertificazione demografica si riflette infatti direttamente sul calo drastico delle iscrizioni scolastiche nelle regioni del Sud, innescando una reazione a catena che mette a rischio l'organico dei docenti, il tempo pieno e i servizi di supporto alla didattica. Molti professionisti della scuola originari del Meridione si trovano così costretti a partecipare alle procedure di mobilità straordinaria o a concorsi ordinari fuori regione, alimentando un pendolarismo di ritorno o un esodo definitivo che impoverisce ulteriormente il tessuto culturale locale.

La normativa vigente, a partire dalle recenti riforme del reclutamento scolastico legate al PNRR e al Decreto Legislativo n. 59/2017 modificato, impone standard formativi sempre più rigidi e selettivi, richiedendo ai futuri insegnanti il conseguimento di specifici crediti formativi universitari. Per i laureati meridionali che intendono concorrere con successo nei bandi nazionali, l'accesso a percorsi abilitanti riconosciuti diventa un requisito non solo formale ma strategico per colmare il divario competitivo. L'esigenza di intercettare le opportunità lavorative nelle regioni del Centro-Nord, dove il turn-over del personale docente è storicamente più elevato a causa dei pensionamenti, spinge migliaia di professionisti a investire nella propria qualificazione professionale prima ancora del trasferimento.

Chi parte sceglie prevalentemente la Lombardia come meta d'elezione, destinazione finale di quasi tre trasferimenti su dieci in partenza dal Sud, seguita da Emilia-Romagna e Lazio. Nel frattempo, Campania, Sicilia e Puglia continuano a rappresentare oltre il settanta percento delle aree di origine di questi flussi interregionali. Un quadro complesso che incide direttamente anche sul mondo dell'istruzione e sulle prospettive professionali delle nuove generazioni, costrette a cercare altrove le opportunità negate nei territori d'origine.

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