Il calendario segna venticinque anni da quel luglio 2001 che ha cambiato per sempre la percezione dell'ordine pubblico in Italia. Le giornate del G8 di Genova, comprese tra il 19 e il 22 luglio, non sono solo una data da archiviare nei libri di storia, ma una ferita ancora aperta per chi, in quei giorni, si trovò nel cuore della tempesta. Tra le tante voci che oggi riemergono, spicca quella di un'insegnante trentina, allora giovane manifestante, che ha deciso di raccontare la sua esperienza diretta tra le strade genovesi e l'incubo vissuto durante l'irruzione delle forze dell'ordine nella scuola Diaz-Pertini.
Per molti docenti di oggi, che all'epoca erano poco più che studenti o giovani precari, il ricordo di Genova è legato a doppio filo con il concetto di democrazia e libertà di espressione. La testimonianza raccolta in questi giorni non si limita a rievocare la morte di Carlo Giuliani o le violenze documentate, ma sposta l'attenzione su come quegli eventi abbiano segnato una generazione che oggi popola le aule scolastiche. Si tratta di un vissuto che inevitabilmente influenza il modo in cui si trasmette l'educazione civica ai ragazzi, spesso curiosi di comprendere cosa sia successo davvero in quel "buco nero" della storia repubblicana.
La memoria di quei giorni non è solo un fatto privato, ma un patrimonio collettivo che interroga la coscienza di chi oggi ha il compito di formare i cittadini di domani.
Il racconto della docente trentina mette in luce il contrasto tra l'entusiasmo di un movimento che chiedeva un mondo diverso e la brutalità di una repressione che ha colpito, tra gli altri, proprio un edificio scolastico. La Diaz-Pertini, trasformata in un centro di accoglienza per i manifestanti, divenne teatro di una pagina buia che ancora oggi solleva interrogativi sulla gestione dell'ordine pubblico. È naturale chiedersi: quanto spazio diamo oggi nelle nostre classi alla riflessione critica su eventi storici così vicini e, al tempo stesso, così controversi?
La scuola italiana, nel suo ruolo di presidio culturale, ha il dovere di non lasciare che il tempo sbiadisca il senso critico. Insegnare la storia recente richiede un equilibrio delicato, specialmente quando i fatti toccano corde emotive così profonde. Per chi opera nel mondo della scuola, aggiornarsi costantemente sulle metodologie didattiche e sulle competenze digitali per gestire la documentazione storica è un passo necessario per offrire agli studenti strumenti di analisi sempre più efficaci, come quelli proposti attraverso le certificazioni professionali che permettono di integrare le competenze trasversali nel proprio percorso di carriera.
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