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Gestione dei comportamenti difficili: il punto di vista di Osvaldo Poli

Analizziamo le dinamiche educative dietro i comportamenti ripetitivi dei figli secondo Osvaldo Poli.

Gestione dei comportamenti difficili: il punto di vista di Osvaldo Poli

“Lo so che sbaglio, ma è più forte di me”. Questa frase, pronunciata spesso dagli studenti di fronte a un richiamo o a un comportamento inadeguato, rappresenta una sfida quotidiana per docenti e genitori. Quando un ragazzo sembra incapace di modificare un atteggiamento errato nonostante la consapevolezza del proprio errore, il problema risiede raramente nella semplice volontà o nella mancanza di disciplina.

Secondo le riflessioni di Osvaldo Poli, psicologo e formatore, il vero ostacolo non è il comportamento in sé, quanto piuttosto il meccanismo psicologico che lo difende. Spesso, dietro la ripetizione di un’azione scorretta, si nasconde un bisogno di protezione dell'io o una forma di resistenza al cambiamento che il giovane non sa gestire autonomamente. L'educatore si trova dunque di fronte a un paradosso: insistere sulla correzione del gesto rischia di alimentare la difesa del ragazzo, rendendo il conflitto ancora più profondo.

Comprendere le dinamiche educative in classe

Il docente, nel suo ruolo di guida, deve saper distinguere tra la trasgressione occasionale e il comportamento sintomatico di un disagio più radicato. Quando lo studente afferma che il proprio agire è "più forte di lui", sta manifestando una reale difficoltà di autoregolazione. In questo contesto, l'intervento pedagogico non può limitarsi alla sanzione, ma deve mirare a scardinare il meccanismo difensivo che impedisce la crescita personale.

Il problema non è il comportamento, ma il meccanismo che lo difende: è qui che l'educatore deve intervenire per favorire un vero cambiamento.

Affrontare queste dinamiche richiede competenze relazionali e pedagogiche avanzate, necessarie per trasformare il momento del richiamo in un'occasione di riflessione. La capacità di leggere i segnali di disagio e di intervenire con strumenti didattici adeguati permette di instaurare un clima di classe più sereno, dove l'errore non viene vissuto come una colpa, ma come un passaggio necessario per lo sviluppo delle competenze emotive e sociali.

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