Il dibattito sul reclutamento scolastico torna a infiammarsi attorno a un'ipotesi che farebbe discutere qualsiasi collegio docenti d'Italia: trasformare le attuali Graduatorie Provinciali per le Supplenze in strumenti validi anche per le immissioni in ruolo. La proposta, rilanciata con forza dal senatore Mario Pittoni, ha trovato l'apertura del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani. Ma quale sarebbe il prezzo da pagare in termini di selettività?
Il CNDDU ha posto paletti molto rigidi per evitare che il passaggio dalla cattedra precaria a quella definitiva si trasformi in una sanatoria mascherata. Nessun regalo ai precari storici, dunque, ma un percorso che ricalchi il modello già sperimentato con il decreto-legge 73 del 2021. La strada prevede un contratto a tempo determinato finalizzato all'assunzione, seguito dal classico anno di formazione e prova e da una verifica professionale finale che non ammette sconti. Ma quanti docenti in servizio possiedono già i requisiti adatti per affrontare una transizione di questo calibro senza intoppi burocratici?
Analizzando la composizione attuale del corpo docente precario, emerge chiaramente come il fattore abilitante rappresenti lo spartiacque principale. Secondo i dati preliminari emersi nell'ultimo biennio di aggiornamento delle GPS, oltre il 40% dei supplenti inseriti nella prima fascia possiede già l'abilitazione specifica o la specializzazione sul sostegno, mentre la seconda fascia raccoglie una platea sterminata di docenti non abilitati ma in possesso del titolo di studio d'accesso e, in molti casi, dei 24 CFU (oggi sostituiti dai nuovi percorsi da 30, 36 o 60 CFU introdotti dalla riforma della fase transitoria del PNRR). Inserire una via preferenziale per le immissioni in ruolo direttamente da queste liste significherebbe, secondo i fautori della misura, accelerare la copertura delle cattedre vuote che a settembre superano regolarmente quota 150.000 unità in tutto il territorio nazionale.
Il nodo delle coperture e il rapporto con il PNRR
Dietro l'acronimo GPSR — Graduatorie provinciali per le supplenze e i ruoli — si nasconde una complessa ingegneria costituzionale che deve fare i conti con i vincoli imposti dall'Europa e dal PNRR. Il Coordinamento chiede a gran voce di evitare pericolose sovrapposizioni con i candidati idonei dei concorsi ordinari, un cortocircuito che rischierebbe di alimentare nuove ondate di contenzioso nei tribunali amministrativi regionali. Servirebbe invece una programmazione pluriennale del fabbisogno reale, calcolata sui posti vacanti effettivi, sui pensionamenti previsti e sulle peculiarità territoriali delle singole classi di concorso.
Il Ministero dell'Istruzione e del Merito si trova dunque a camminare su un crinale estremamente sottile. Da un lato vi è l'urgenza di rispettare la Milestone europea legata alla riforma del sistema di reclutamento, che predilige procedure concorsuali selettive, trasparenti e a cadenza regolare per garantire standard qualitativi elevati nell'insegnamento. Dall'altro lato, la realtà dei fatti dimostra che i concorsi ordinari, da soli, non riescono a esaurire il fabbisogno di docenti, specialmente nelle regioni del Nord Italia e su specifiche classi di concorso critiche come matematica, fisica, sostegno didattico e le discipline STEM. Un'eventuale stabilizzazione tramite GPS, per risultare compatibile con le direttive comunitarie e con i rilievi della Corte di Giustizia Europea sull'abuso dei contratti a termine, dovrebbe necessariamente strutturarsi come un percorso selettivo in itinere, escludendo automatismi basati sulla sola anzianità di servizio e premiando il merito certificato.
Il doppio canale deve diventare uno strumento strutturale per contrastare il precariato, mantenendo criteri rigorosi, trasparenti e verificabili che tutelino la continuità didattica.
Le implicazioni pratiche per gli insegnanti sono evidenti: in uno scenario in cui le graduatorie potrebbero diventare lo strumento definitivo per l'accesso in cattedra, la competizione per ogni singolo punto all'interno delle tabelle di valutazione ministeriali si fa spietata. Ogni titolo culturale, ogni mese di servizio e ogni qualifica aggiuntiva possono fare la differenza tra l'ottenimento di un contratto a tempo indeterminato e la permanenza nel limbo delle supplenze annuali.
Per affrontare una simile evoluzione delle graduatorie ed essere pronti a scalare le posizioni utili accumulando punteggio, molti docenti scelgono di potenziare il proprio CV con percorsi mirati, come le certificazioni linguistiche British Institutes che garantiscono un solido riconoscimento ministeriale.
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