L’estate della scuola italiana si riaccende attorno ai tavoli dei Provveditorati proprio mentre la macchina delle supplenze per il biennio 2026/28 prova a mettersi in moto. Nonostante i mesi teoricamente disponibili per una verifica serena delle posizioni, la pubblicazione delle graduatorie e la pioggia di reclami finiscono sempre per concentrarsi a ridosso dell’assegnazione degli incarichi annuali. Quali sono i criteri reali applicati dagli uffici territoriali per valutare le abilitazioni conseguite oltreconfine? La risposta, spesso disomogenea, sta creando tensioni insostenibili per centinaia di precari.
Nel mirino ci sono le nuove disposizioni applicate dagli Uffici Scolastici Territoriali in base all’Ordinanza Ministeriale. Il caso più eclatante arriva da Taranto, dove l’USP ha stabilito che i titoli di accesso conseguiti all’estero e privi di una votazione numerica esplicita debbano ricevere il punteggio minimo tabellare. Una scure pesante che si traduce in soli 8 punti netti, applicati d'ufficio senza passare per il soccorso istruttorio.
La presa di posizione dell'amministrazione locale si fonda sull'assenza di parametri numerici direttamente convertibili sul titolo finale. L'amministrazione specifica che la votazione non può derivare dalla mera media dei singoli moduli formativi sostenuti all'estero, ma deve risiedere nero su bianco nel documento conclusivo. Un'interpretazione rigida che taglia fuori dalle prime fasce di merito molti docenti storici.
Analizzando il quadro normativo di riferimento, la questione si inserisce nel complesso iter di riconoscimento dei titoli professionali ai sensi della Direttiva Europea 2005/36/CE e del Decreto Legislativo n. 206/2007. Tuttavia, l'applicazione pratica di queste norme è delegata ai singoli decreti ministeriali di aggiornamento delle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS), che spesso lasciano ampi margini di discrezionalità interpretativa ai dirigenti degli Uffici Scolastici Provinciali. È proprio questa zona grigia a generare difformità applicative inaccettabili tra una provincia e l'altra.
Le reazioni dei diretti interessati non si sono fatte attendere, trasformandosi rapidamente in un fronte di contestazione legale e sindacale. I docenti firmatari della protesta parlano apertamente di un cortocircuito normativo e procedurale, puntando il dito contro un cambio di rotta giudicato immotivato rispetto alle prassi precedenti.
Il declassamento improvviso a soli 8 punti rappresenta un atto arbitrario che ignora completamente la validità dei nostri percorsi formativi regolarmente riconosciuti in passato.
Il nodo centrale della vertenza risiede nella difformità di trattamento rispetto al biennio precedente. A Taranto, infatti, gli stessi identici titoli di provenienza spagnola erano stati regolarmente convalidati in passato, assegnando ai candidati i pieni 24 punti e garantendo l’accesso ai contratti di supplenza al 30 giugno e al 31 agosto. Da qui la forte denuncia del gruppo di docenti: se la linea attuale fosse corretta, l’amministrazione ammetterebbe errori colossali del passato, mentre se l’operato precedente era legittimo, la stretta odierna configurerebbe una discriminazione inaccettabile.
Le conseguenze di questo orientamento restrittivo rischiano di alterare profondamente gli equilibri delle graduatorie in materia di concorrenzialità. Secondo le stime preliminari dei sindacati di categoria, oltre il 15% dei docenti inseriti con riserva o a pieno titolo nelle GPS di prima fascia per le classi di concorso umanistiche e scientifiche potrebbe subire un drastico ridimensionamento della posizione, perdendo decine di posizioni utili e vedendosi scavalcare da colleghi con punteggi inferiori ma calcolati secondo criteri lineari.
Questa situazione evidenzia ancora una volta la fragilità di un sistema che naviga a vista tra interpretazioni locali difformi. I precari chiedono linee guida nazionali rigide, stabili nel tempo e vincolanti per tutti gli Ambiti Territoriali, così da evitare che il valore di un titolo dipenda unicamente dalla provincia in cui si presenta la domanda.
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