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Il costo della vita al Nord rende la cattedra un lusso

Il caro vita al Nord trasforma la cattedra in un lusso insostenibile per i docenti. L'allarme del CNDDU su stipendi e cattedre vuote.

Il costo della vita al Nord rende la cattedra un lusso

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Mentre si delineano i preparativi per il prossimo anno scolastico, il sistema d'istruzione italiano fa i conti con un'emorragia silenziosa che colpisce dritto al cuore della continuità didattica. Non si tratta soltanto del consueto bollettino estivo sui posti scoperti, ma di una questione economica e sociale che sta disincentivando l'accettazione delle cattedre nelle aree economicamente più avanzate del Paese.

I dati diffusi dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani fotografano una situazione limite. In Lombardia, ad esempio, sono stati assegnati ben 11.570 contratti di supplenza tramite interpello a docenti fuori graduatoria. Una cifra mastodontica che pesa per il 57,39% sul totale nazionale di questa specifica procedura. Quando il ricorso a procedure straordinarie assume tali dimensioni e si ripete nel tempo, il problema diventa strutturale, spiega Romano Pesavento, vertice del CNDDU, evidenziando come la falla riguardi direttamente i meccanismi di programmazione del Ministero dell'Istruzione e del Merito.

Analizzando più a fondo il fenomeno delle "messe a disposizione" e dei recenti interpelli informatizzati introdotti dal Ministero, emerge chiaramente come l'esaurimento non riguardi solo le graduatorie provinciali per le supplenze (GPS), ma anche le graduatorie d'istituto di prima e seconda fascia. Intere classi di concorso – in particolare quelle tecnico-scientifiche (STEM) e di sostegno – registrano una desertificazione sistematica nelle regioni del Nord-Ovest, costringendo i dirigenti scolastici a ricorrere a ripetuti cicli di interpello che rallentano l'avvio regolare delle lezioni già dai primi giorni di settembre.

Il paradosso economico del trasferimento

Dietro la scarsa appetibilità dei posti al Nord non c'è una presunta ritrosia alla mobilità, bensì un calcolo impietoso sul costo della vita. Spostarsi da una regione meridionale verso poli urbani come Milano, Brescia o Bergamo espone l'insegnante a un impatto finanziario devastante. Gli affitti elevati, le utenze e un costo complessivo dei beni primari superiore anche del quaranta percento rispetto al Sud azzerano di fatto i benefici di un contratto di lavoro.

A fronte di retribuzioni statali identiche da Bolzano a Siracusa, accettare un incarico lontano da casa può trasformarsi in un vero e proprio declassamento del potere d'acquisto. Il pendolarismo esasperato o il mantenimento di una doppia abitazione logorano progressivamente lo stipendio, spingendo molti docenti a rifiutare l'incarico o a tentare il rientro immediato.

Le stime elaborate dai sindacati di categoria evidenziano che a fronte di uno stipendio netto iniziale di circa 1.400-1.500 euro mensili, un insegnante che si trasferisce a Milano deve fronteggiare un canone di locazione mensile che raramente scende sotto gli 800-900 euro per un monolocale o una stanza singola in condivisione. Tale spesa assorbe da sola oltre il 60% delle entrate mensili, rendendo di fatto impossibile la sostenibilità economica a medio termine e disincentivando persino i vincitori di concorso dall'assumere il servizio.

Il diritto al lavoro e il diritto alla cura non dovrebbero diventare diritti tra loro concorrenti.

La criticità non risparmia chi ha già raggiunto la tanto agognata stabilità. I docenti di ruolo fuori sede affrontano anni di sacrifici economici, spesso aggravati da carichi familiari complessi. Chi si ritrova a gestire il ruolo di caregiver per familiari non autosufficienti sperimenta una doppia penalizzazione: alla riduzione dell'orario tramite part-time si sommano i costi della permanenza in un territorio ostile dal punto di vista economico, compromettendo irrimediabilmente la qualità della vita privata e professionale.

A livello normativo, l'articolo 36 del CCNL Scuola consente sì l'assegnazione provvisoria o l'utilizzo in altra istituzione scolastica per gravi motivi di salute o familiari, ma i vincoli triennali introdotti dai recenti decreti legge sulle assunzioni hanno reso le maglie della mobilità straordinaria estremamente rigide. Molti docenti si trovano così intrappolati in una morsa burocratica che impedisce loro di conciliare l'attività lavorativa con l'assistenza ai genitori anziani o ai figli, alimentando quel fenomeno di burnout che erode costantemente le energie psicofisiche del corpo docente.

Le richieste avanzate dal CNDDU puntano a rimettere al centro la sostenibilità del lavoro scolastico, chiedendo un tavolo interistituzionale con gli enti locali per calmierare il mercato degli affitti e introdurre politiche abitative mirate per il personale statale. Parallelamente, si torna a invocare una revisione dei vincoli sulla mobilità annuale per i docenti che assistono parenti fragili, così da evitare che la professione scolastica diventi incompatibile con i doveri familiari elementari. Per chi desidera ampliare le proprie competenze e migliorare la propria posizione nelle graduatorie, l'aggiornamento costante resta comunque un pilonere fondamentale, affrontabile anche attraverso percorsi mirati come quelli offerti da piattaforme di formazione accreditata tra cui eCampus Percorsi Abilitanti 60 CFU, utili per acquisire nuove qualifiche spendibili nel sistema scolastico.

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