Il mese di agosto si apre con un'accelerazione improvvisa per le segreterie scolastiche e per le migliaia di precari in attesa di una cattedra a tempo indeterminato. Con le procedure di surroga della prima fase ordinaria che entrano nel vivo, gli uffici scolastici territoriali stanno facendo i conti con i posti rimasti scoperti dopo le rinunce e le mancate prese di servizio, un copione che si ripete puntualmente ogni estate ma che quest'ora si intreccia con i canali straordinari.
Parallelamente allo scorrimento delle graduatorie tradizionali, infatti, scatta la procedura dedicata al sostegno. La fase straordinaria dalla prima fascia delle GPS rappresenta il vero banco di prova per tentare di coprire le migliaia di cattedre vacanti che affliggono soprattutto le regioni del Nord Italia, dove la carenza di docenti specializzati ha raggiunto livelli cronici.
Analizzando i dati forniti dai principali sindacati di categoria, emerge chiaramente come il sistema delle immissioni in ruolo si scontri annualmente con una criticità strutturale: oltre il 60% dei posti autorizzati dal Ministero dell'Istruzione e del Merito (MIM) resta scoperto sulle cattedre di sostegno nelle aree metropolitane di Lombardia, Veneto e Piemonte. Questa sproporzione geografica evidenzia il divario tra il fabbisogno reale delle istituzioni scolastiche e l'effettiva disponibilità di personale abilitato inserito nelle graduatorie a esaurimento (GAE) e nelle GPS di prima fascia.
Le immissioni in ruolo estive trasformano le segreterie in cantieri aperti, dove ogni scorrimento di graduatoria sposta equilibri e aspettative di centinaia di docenti.
Il quadro normativo di riferimento, disciplinato dalle recenti disposizioni in materia di reclutamento scolastico e dai decreti attuativi del PNRR, prevede che le nomine da prima fascia GPS avvengano attraverso una procedura informatizzata in due fasi distinte. Innanzitutto, l'aspirante docente è chiamato a esprimere le proprie preferenze di sede attraverso la piattaforma POLIS (Istanze Online); successivamente, in caso di esito positivo, si procede alla stipula del contratto a tempo determinato finalizzato al ruolo. Tale contratto, ai sensi dell'articolo 59 del Decreto Legge n. 73/2021 (convertito con modificazioni dalla Legge n. 106/2021) e successive modifiche introdotte dal decreto sostegni-ter, prevede il superamento di un percorso di formazione e prova e di una prova disciplinare che sancisce l'immissione definitiva nei ruoli della pubblica amministrazione.
Ma chi riguarda concretamente questa fase e quali sono i margini di movimento per i supplenti storici? I docenti inseriti nelle graduatorie provinciali per le supplenze sul sostegno che sperano nella nomina straordinaria devono monitorare costantemente le convocazioni online degli USP di riferimento. I posti residui della fase ordinaria vengono rimessi in gioco, offrendo un'ulteriore chance a chi è rimasto escluso dai primi bollettini di assegnazione.
Per i docenti, comprendere le dinamiche di questo scorrimento significa anche saper gestire con lucidità la fase delle opzioni. Molti candidati, pur possedendo i requisiti per la prima fascia sostegno, si trovano a valutare l'accettazione di una nomina su spezzone orario o in una provincia diversa rispetto a quella di residenza, bilanciando la stabilità lavorativa con le inevitabili difficoltà logistiche del trasferimento. In questo scenario, il supporto di consulenti esperti e la formazione continua diventano leve strategiche non solo per orientarsi tra le pieghe della burocrazia ministeriale, ma anche per acquisire titoli valutabili che migliorino la propria posizione in graduatoria in vista dei prossimi aggiornamenti.
Le tempistiche serrate imposte dai calendari ministeriali lasciano pochissimo margine per gli errori burocratici. Chi riceve la proposta di nomina ha spesso meno di quarantotto ore per accettare o rinunciare, pena la decadenza per l'anno scolastico in corso. Un meccanismo che richiede attenzione massima e una conoscenza approfondita delle regole di gestione delle supplenze e dei ruoli, mentre i sindacati segnalano già i primi rallentamenti dovuti al sovraccarico dei sistemi informatici.
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