Le segreterie scolastiche italiane continuano a reggersi su una percentuale altissima di personale precario, una situazione che il recente confronto al Ministero ha nuovamente portato al centro del dibattito politico e sindacale. Durante l'ultimo incontro istituzionale, la UIL Scuola ha assunto una linea di netto contrasto rispetto alle politiche di reclutamento attuali, puntando il dito contro l'abuso sistematico dei contratti a tempo determinato per coprire esigenze che di temporaneo non hanno assolutamente nulla.
I dati strutturali del comparto scolastico parlano chiaro: storicamente, oltre il 20% dei posti operativi e amministrativi nelle scuole viene coperto ogni anno tramite supplenze annuali o fino al termine delle attività didattiche. Questo flusso ininterrotto di nomine non solo alimenta il precariato storico, ma si scontra direttamente con le normative comunitarie., la questione è stata recentemente ribadita anche alla luce dei richiami arrivati dalle autorità comunitarie, che hanno ripetutamente sanzionato il nostro Paese per la gestione dei contratti a termine nel pubblico impiego, chiedendo l'equiparazione delle tutele e l'eliminazione delle discriminazioni tra personale a tempo determinato e indeterminato.
La reiterazione dei contratti a termine per la copertura di esigenze permanenti costituisce un utilizzo abusivo del lavoro precario, ricordano dal sindacato, invocando correttivi strutturali che non possono più essere rimandati alle future programmazioni finanziarie. Questa anomalia gestionale si traduce quotidianamente in un sovraccarico di lavoro burocratico per i direttori dei servizi generali e amministrativi (DSGA), costretti a formare ciclicamente nuovo personale, spesso inesperto, sulle complesse procedure digitali del Ministero dell'Istruzione e del Merito.
Se da un lato l'amministrazione ha previsto aperture per specifiche figure professionali, come le settanta assunzioni destinate agli operatori dei servizi agrari, ai guardarobieri, ai cuochi e agli infermieri, dall'altro la risposta complessiva viene giudicata largamente insufficiente per coprire le reali necessità degli istituti. Qual è il reale impatto di questa gestione sui servizi quotidiani offerti alle famiglie e agli studenti? La risposta si riflette inevitabilmente sulla qualità dell'organizzazione amministrativa e tecnica, dove il ricambio continuo di personale impedisce di consolidare procedure complesse, dalla gestione delle carriere studentesche fino ai complessi adempimenti legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
Le conseguenze pratiche di questa precarizzazione si ripercuotono a catena sull'intera comunità scolastica. Per i docenti, ad esempio, ritardi o inefficienze nella lavorazione delle pratiche di ricostruzione di carriera, aspettative, permessi e graduatorie interne generano un clima di forte incertezza amministrativa. Allo stesso modo, le famiglie si trovano spesso a fare i conti con sportelli di segreteria a ranghi ridotti, incapaci di garantire risposte celeri in momenti cruciali come le iscrizioni o il rilascio di certificazioni e pagelle.
Le richieste avanzate in vista della prossima Legge di Bilancio puntano dritti alla trasformazione in organico di diritto di tutti i posti che oggi sopravvivono nell'organico di fatto pur rispondendo a fabbisogni stabili. Autorizzare le immissioni in ruolo sulla totalità dei posti vacanti rappresenta, secondo l'organizzazione sindacale, l'unica strada percorribile per garantire efficienza e superare la logica del mero contenimento della spesa pubblica. Sullo sfondo resta l'esigenza di investire concretamente sulla professionalizzazione del personale ATA, valorizzandone le competenze specialistiche attraverso percorsi di carriera chiari e accessibili.
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