“In ferie da cosa?” La celebre provocazione lanciata da Sergio Marchionne nel 2004, appena arrivato ai vertici di una Fiat sull’orlo del baratro, torna puntuale ogni luglio. Se per il mondo dell’industria di vent’anni fa suonava come una frustata alla produttività, oggi nel comparto scuola assume contorni decisamente più amari. Per migliaia di docenti e personale ATA, il periodo estivo non è affatto sinonimo di ozio, ma si trasforma in una corsa contro il tempo tra scadenze burocratiche, aggiornamento delle graduatorie e la necessità di acquisire nuovi titoli per non perdere terreno.
La narrazione collettiva che dipinge il personale scolastico come una categoria perennemente in vacanza da giugno a settembre ignora, deliberatamente o per ignoranza dei fatti, la mole di lavoro che si accumula proprio quando le aule si svuotano. Chi vive la scuola dall'interno sa bene che il mese di luglio è il momento in cui si tirano le somme dell'anno trascorso e si pianifica quello successivo. Ma come si può parlare di riposo quando il sistema richiede un costante aggiornamento professionale per restare competitivi nelle graduatorie?
La scuola non si ferma mai, nemmeno quando i cancelli restano chiusi: il tempo estivo è diventato il terreno di caccia per chi deve accumulare punteggio e competenze.
Il personale ATA, in particolare, vive questa fase con una pressione crescente. Tra la gestione delle graduatorie di terza fascia e la necessità di perfezionare il proprio profilo professionale, molti assistenti amministrativi e collaboratori scolastici scelgono proprio l'estate per conseguire certificazioni che possano fare la differenza nel punteggio. Non è raro vedere uffici di segreteria ancora operativi a fine luglio, impegnati a gestire le istanze di chi cerca di migliorare la propria posizione attraverso percorsi come la dattilografia, ormai diventata un requisito quasi imprescindibile per scalare le graduatorie ATA.
Anche per i docenti, la pausa estiva è diventata un cantiere aperto. Con l'avvicinarsi delle nuove finestre per le GPS, la caccia al punto extra è diventata una priorità assoluta. Che si tratti di certificazioni linguistiche, come il British Institutes B2, o di competenze digitali, la formazione non conosce sosta. La domanda che molti si pongono, guardando al calendario, è se questo sistema di "accumulo titoli" sia davvero sostenibile o se stia trasformando la professione docente in una gara a chi possiede più attestati, a discapito della qualità didattica reale.
La realtà è che la scuola italiana sta vivendo una transizione digitale e burocratica che non ammette pause. Chi decide di fermarsi rischia di restare indietro, non solo nelle graduatorie, ma anche nella capacità di gestire le nuove tecnologie in aula. È un circolo vizioso che trasforma il tempo libero in tempo di studio, rendendo la provocazione di Marchionne, paradossalmente, una descrizione fedele di una categoria che, in ferie, non ci va mai davvero.
Per approfondire: CEMFORM propone l'IDCERT DigComp 2.2, una certificazione informatica accreditata che permette di acquisire 1 punto nelle graduatorie GPS, fondamentale per chi vuole ottimizzare il proprio punteggio durante i mesi estivi.


