Gestire l'aumento costante delle certificazioni di disabilità negli istituti scolastici richiede soluzioni organizzative che superino la semplice gestione dell'emergenza quotidiana. Negli anni recenti, i dati ministeriali hanno evidenziato un incremento esponenziale delle richieste di sostegno didattico e assistenziale, un trend che sta mettendo a dura prova la tenuta del sistema scolastico pubblico. La Regione Veneto ha scelto di imprimere una svolta netta, approvando un modello inedito per l'inclusione scolastica che ridisegna le responsabilità sul territorio e punta a standard qualitativi uniformi.
Nel dettaglio, la Giunta regionale guidata dal presidente Luca Zaia ha introdotto la figura strategica dell'assistente di plesso, un professionista pensato per coordinare i servizi e fare da raccordo tra le famiglie, i docenti curricolari, gli insegnanti di sostegno e i servizi socio-sanitari locali. La proposta, fortemente caldeggiata dall'assessore al Sociale Paola Roma, risponde a una domanda di supporto sempre più pressante da parte dei dirigenti scolastici, spesso costretti a destreggiarsi tra carenze di organico e un quadro normativo nazionale complesso, che trova il suo riferimento principale nel Decreto Legislativo n. 66/2017 e nelle successive modifiche correttive introdotte dal D.Lgs. N. 96/2019 in materia di inclusione scolastica.
Un modello organizzativo a rete con esperti regionali
Non si tratta soltanto di inserire una singola risorsa dentro gli edifici scolastici, ma di attivare un sistema di monitoraggio regionale permanente. L'architettura del provvedimento prevede l'istituzione di un gruppo di lavoro composto da esperti in pedagogia speciale, psicologia e diritto scolastico, chiamati a verificare l'efficacia degli interventi sul campo e a correggere il tiro dove emergono criticità strutturali. Questo comitato tecnico-scientifico avrà il compito di redigere report periodici, analizzando parametri specifici come il rapporto numerico tra alunni certificati e ore di assistenza effettivamente erogate, riducendo così le disomogeneità territoriali.
La sfida principale consiste nel superare la frammentazione degli interventi assistenziali che spesso penalizza gli studenti con bisogni educativi speciali. Molti istituti superiori e comprensivi lamentavano storicamente una carenza di coordinamento tra i vari enti territoriali — in particolare tra le Aziende ULSS e i Comuni, competenti rispettivamente per l'assistenza sociosanitaria e per quella igienico-personale —, un vuoto che questo piano mira a colmare attraverso linee guida uniformi per tutte le province venete, da Verona a Venezia, passando per Treviso, Padova, Vicenza, Belluno e Rovigo.
Dal punto di vista pratico, l'introduzione di questo modello operativo comporta implicazioni rilevanti non solo per il corpo docente, ma anche per il personale ATA (Amministrativo, Tecnico e Ausiliario). I collaboratori scolastici, spesso in prima linea nella gestione quotidiana dell'assistenza di base, potranno beneficiare di un coordinamento più strutturato che sg grava le segreterie scolastiche da adempimenti burocratici di natura interistituzionale, consentendo un migliore raccordo con i PEI (Piani Educativi Individualizzati) redatti dai Gruppi di Lavoro Operativo (GLO).
La scuola inclusiva non si misura sulle buone intenzioni, ma sulla capacità di strutturare risposte stabili, coordinate e qualificate per ogni studente con disabilità.
Gli operatori del settore guardano con interesse a questa sperimentazione regionale, considerandola un possibile apripista anche per altre regioni italiane alle prese con le medesime complessità gestionali. L'obiettivo dichiarato resta quello di garantire la continuità didattica e assistenziale, riducendo i disagi che ogni anno, puntualmente alla ripresa delle lezioni, mettono a dura prova le segreterie scolastiche e le famiglie, le quali spesso si rivolgono ai tribunali amministrativi per veder riconosciute le ore di sostegno spettanti per legge.
Per approfondire: CEMFORM propone il corso regionale ASACOM — la qualifica professionale per assistente alla comunicazione, ideale per operare efficacemente nei contesti scolastici inclusivi a fianco degli alunni sordi e con disabilità sensoriale, rispondendo concretamente alla crescente richiesta di figure altamente specializzate all'interno delle reti scolastiche territoriali.


