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Inizio scuola 2026: il primo collegio docenti del 1 settembre

Scopri cosa si decide durante il primo collegio docenti del 1 settembre in vista dell'inizio scuola 2026 e la guida alle priorità.

Inizio scuola 2026: il primo collegio docenti del 1 settembre

Le aule sono ancora deserte, ma la macchina organizzativa ha già i motori accesi per il nuovo anno. Il prossimo 1° settembre segna l'avvio ufficiale dell'anno scolastico 2026/2027, un appuntamento che si apre tradizionalmente con la convocazione del primo collegio dei docenti. Tra scadenze imminenti, delibere da approvare e la necessità di coordinare i dipartimenti disciplinari, i professori si ritrovano a pianificare mesi di attività didattica complessa.

Quali sono i punti nodali che monopolizzano la discussione durante questa prima seduta plenaria? Cosa si decide concretamente per il futuro degli studenti e dell'organizzazione interna dell'istituto? La convocazione non rappresenta una semplice formalità burocratica, bensì il momento cruciale in cui il dirigente scolastico illustra il piano delle attività e le linee guida del PTOF, il Piano Triennale dell'Offerta Formativa.

Entrando nel dettaglio del quadro normativo di riferimento, il collegio dei docenti trova la sua disciplina fondamentale nel Testo Unico della Scuola (Decreto Legislativo n. 297 del 16 aprile 1994, in particolare agli articoli 7 e seguenti), successivamente modificato e integrato dalle riforme sull'autonomia scolastica (DPR 275/1999) e dalla legge 107/2015 (la cosiddetta "Buona Scuola"). A queste fonti si aggiungono le specifiche ordinanze ministeriali che ogni anno definiscono il calendario delle festività nazionali e i giorni di sospensione delle lezioni, lasciando tuttavia ai singoli enti regionali e alle autonomie scolastiche il compito di adattare le date alle esigenze territoriali, garantendo comunque il rispetto minimo dei 200 giorni di lezione previsti per la validità dell'anno scolastico.

Le statistiche ministeriali evidenziano che oltre l'85% delle istituzioni scolastiche italiane sceglie di suddividere l'anno in periodi quadrimestrali per le scuole primarie e secondarie di primo grado, mentre nelle scuole superiori si registra una crescente polarizzazione: circa il 60% degli istituti tecnici e professionali opta per la formula trimestrale per consentire un recupero tempestivo delle carenze formative già a fine febbraio, a fronte di un solido 40% dei licei che mantiene la tradizionale scansione a due quadrimestri, affiancata però da intense settimane di didattica laboratoriale e moduli intensivi di recupero in itinere.

Il primo collegio dei docenti fissa la rotta dell'intera offerta formativa, trasformando gli indirizzi ministeriali in scelte operative per ciascun istituto.

All'ordine del giorno figurano solitamente l'articolazione delle lezioni, l'assegnazione dei docenti alle classi e la suddivisione dell'anno scolastico in trimestri o quadrimestri. Non mancano le delibere relative ai progetti extracurricolari, ai viaggi d'istruzione e all'utilizzo dei fondi strutturali legati all'innovazione tecnologica. In molti istituti superiori si discute anche dell'integrazione dei percorsi di orientamento e delle attività di potenziamento delle competenze digitali e linguistiche.

Un capitolo particolarmente delicato all'interno della prima plenaria riguarda la gestione del personale ATA (Amministrativo, Tecnico e Ausiliario) in raccordo con i docenti referenti di laboratorio e di dipartimento. La complessità dei progetti finanziati tramite il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e i fondi strutturali europei FESR e FSE+ impone infatti una sinergia operativa senza precedenti. I professori non sono più chiamati unicamente alla didattica frontale, ma devono coordinarsi con la segreteria digitale per la rendicontazione delle ore di formazione, l'utilizzo delle piattaforme di e-learning d'istituto e la gestione degli inventari dei laboratori STEAM (Scienze, Tecnologia, Ingegneria, Arti e Matematica).

In questo scenario di profonda trasformazione digitale della scuola italiana, il profilo professionale del docente richiede standard di competenza tecnologica sempre più elevati e certificati. L'Unione Europea, attraverso il quadro di riferimento DigCompEdu (Digital Competence Framework for Educators), definisce chiaramente le aree di competenza che ogni insegnante dovrebbe padroneggiare, dalla creazione di risorse digitali alla valutazione formativa mediata dalla tecnologia, fino alla promozione dell'inclusione digitale degli studenti con bisogni educativi speciali (BES).

Le implicazioni pratiche per i docenti si riflettono direttamente anche sulla pianificazione delle attività collegiali successive: i dipartimenti disciplinari avranno il compito di recepire le indicazioni emerse dal collegio per redigere la programmazione curricolare per competenze, allineandosi alle ultime linee guida ministeriali sull'educazione civica trasversale (resa obbligatoria da 33 ore annue) e sui percorsi di orientamento formativo introdotti dalle riforme della filiera tecnico-tecnologica. La capacità di lavorare in team, di progettare unità di apprendimento (UDA) interdisciplinari e di documentare i progressi degli studenti attraverso registri elettronici evoluti costituirà il vero discrimine per un anno scolastico efficiente e orientato al successo formativo di ciascun alunno.

Per approfondire: CEMFORM propone IDCERT DigCompEdu — la certificazione delle competenze digitali specifica per i docenti utile per migliorare il punteggio nelle graduatorie.

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