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Intelligenza artificiale a scuola: cosa cambia con l’AI Act

L'intelligenza artificiale a scuola entra nel vivo con l'AI Act: ecco quali sono gli adempimenti richiesti ai docenti e al personale scolastico.

Intelligenza artificiale a scuola: cosa cambia con l’AI Act

L’entrata in vigore del Regolamento UE 2024/1689, noto a tutti come AI Act, ha segnato un punto di non ritorno per le istituzioni scolastiche italiane. Non si tratta più di una discussione teorica sull'innovazione didattica, ma di un quadro normativo stringente che impone adempimenti precisi. L'articolo 4 del Regolamento stabilisce infatti che i "deployer" di sistemi di intelligenza artificiale — categoria in cui ricadono spesso gli istituti che adottano software basati su algoritmi — devono garantire un livello sufficiente di alfabetizzazione digitale per il proprio personale.

Molti dirigenti scolastici e docenti si chiedono se le competenze acquisite negli anni siano sufficienti per gestire questa transizione. La risposta, purtroppo, è spesso negativa. La normativa europea non si limita a chiedere una conoscenza superficiale degli strumenti, ma esige una consapevolezza critica sui rischi, sulla protezione dei dati personali e sull'etica degli algoritmi. Chi lavora nella scuola oggi si trova di fronte a una sfida doppia: integrare l'intelligenza artificiale a scuola senza perdere di vista la centralità della relazione educativa e, al contempo, mettersi in regola con le direttive comunitarie.

L'alfabetizzazione digitale non è più un'opzione accessoria, ma un requisito normativo per chiunque operi all'interno degli istituti scolastici europei.

Il personale ATA, in particolare, gioca un ruolo cruciale in questo processo. La gestione dei dati, la sicurezza delle reti e l'utilizzo dei software gestionali richiedono una preparazione che va ben oltre le competenze informatiche di base. Non basta saper usare un foglio di calcolo; serve comprendere come i nuovi sistemi automatizzati interagiscono con la privacy degli studenti e delle famiglie. Per questo motivo, la formazione continua diventa il vero pilastro su cui poggia la conformità dell'intero sistema scolastico.

Ma quali sono i passi concreti da compiere? Il primo è senza dubbio la mappatura delle competenze interne. Molti istituti stanno già attivando percorsi di aggiornamento mirati, cercando di colmare il gap tra le nuove tecnologie e la pratica quotidiana in segreteria o in aula. La sfida è evitare che l'AI Act diventi solo un ulteriore carico burocratico, trasformandolo invece in un'occasione per elevare il profilo professionale di chi vive la scuola ogni giorno.

Chi desidera certificare le proprie competenze in ambito digitale, rispondendo così alle nuove esigenze di alfabetizzazione richieste dal quadro normativo europeo, può contare su percorsi strutturati. La formazione non deve essere vista come un obbligo, ma come lo strumento principale per governare il cambiamento tecnologico in atto.

Per approfondire: CEMFORM propone la certificazione IDCERT DigComp 2.2, ideale per acquisire le competenze digitali necessarie e ottenere 1 punto nelle graduatorie GPS, e il percorso IDCERT DigCompEdu, specifico per le competenze digitali dei docenti con 2 punti GPS.

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