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Intelligenza Artificiale o IA? La Crusca dice no all'inglese

Meglio IA o AI nella scuola italiana? L'Accademia della Crusca boccia la sigla inglese e difende la tradizione linguistica nazionale.

Intelligenza Artificiale o IA? La Crusca dice no all'inglese

Photo by cottonbro studio on Pexels

La pervasività degli algoritmi nel mondo scolastico non sta trasformando soltanto le metodologie didattiche, ma persino il lessico quotidiano di docenti e studenti. Con l'ingresso stabile dei sistemi automatizzati nelle aule, è esploso il dibattito attorno alla denominazione corretta da adottare nei documenti ufficiali e nelle circolari.

Claudio Marazzini, presidente onorario dell’Accademia della Crusca ed emerito di storia della lingua italiana all’Università del Piemonte Orientale, ha espresso una posizione netta attraverso un intervento ripreso dall'agenzia Adnkronos. L'abitudine di ricorrere sistematicamente all'acronimo d'oltremanica viene bollata come un cedimento conformistico privo di reale necessità comunicativa.

L'uso acritico di forestierismi e sigle importate non riguarda tuttavia soltanto il piano formale della comunicazione accademica, ma si riflette quotidianamente nella redazione dei Piani Triennali dell'Offerta Formativa (PTOF), nei registri elettronici e nella progettazione dei moduli di educazione civica digitale. Secondo i dati preliminari emersi da recenti osservatori sulla pubblica amministrazione, oltre il 70% della documentazione tecnica prodotta negli istituti scolastici di secondo grado adotta almeno un termine straniero non necessario per descrivere processi digitali che potrebbero essere tradotti con esattezza nella nostra lingua.

La struttura della lingua italiana segue una sequenza logica propria che non necessita di inversioni d'ordine mutuate da idiomi stranieri.

Il nodo centrale della riflessione linguistica risiede nella struttura stessa della combinazione lessicale. L'inglese adotta una costruzione invertita in cui il sostantivo segue l'attributo, generando la sigla anglofona. Al contrario, il patrimonio lessicale nazionale prevede che il nome preceda la qualifica descrittiva, rendendo la forma nostrana la naturale conseguenza della sintassi del paese.

Questa discrepanza sintattica genera non pochi grattacapi anche sul fronte normativo e della trasparenza amministrativa. Le linee guida ministeriali sull'uso della lingua italiana nei provvedimenti pubblici raccomandano da tempo una maggiore chiarezza e accessibilità dei testi rivolti alle famiglie. Quando un dirigente scolastico o un direttore dei servizi generali e amministrativi (DSGA) infarciscono circolari e bandi di concorso con sigle gergali non codificate dai dizionari istituzionali, il rischio concreto è quello di compromettere il principio costituzionale di trasparenza e comprensibilità degli atti amministrativi, allontanando i genitori dalla comprensione dei veri obiettivi educativi perseguiti dall'istituto.

Ma cosa accade quando la sigla viene pronunciata nei contesti formali o durante i collegi docenti? La variante straniera genera inevitabili incertezze fonetiche, oscillando tra la lettura sequenziale delle singole lettere e la pronuncia anglosettremica che frammenta la chiarezza espositiva.

Per il personale docente e per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA), la padronanza degli strumenti digitali e della terminologia ufficiale non è soltanto una questione di stile istituzionale, ma un requisito fondamentale per muoversi con sicurezza all'interno delle procedure concorsuali e di aggiornamento delle graduatorie. La competenza digitale, infatti, va di pari passo con la consapevolezza comunicativa: conoscere approfonditamente le definizioni corrette aiuta a interpretare meglio i bandi e i provvedimenti normativi emessi dal Ministero dell'Istruzione e del Merito.

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Non a caso, enti di formazione accreditati come CEMFORM pongono una forte enfasi non solo sull'acquisizione delle competenze tecniche di base e avanzate, ma anche sull'uso corretto e consapevole della terminologia professionale all'interno dei percorsi di preparazione mirati. La digitalizzazione della scuola italiana, regolata da framework europei rigorosi, richiede professionisti capaci di coniugare l'innovazione tecnologica con il rispetto delle radici culturali e linguistiche del nostro paese.

Adottare in modo rigoroso la sigla nazionale rappresenta dunque un atto di consapevolezza culturale per chi vive la scuola ogni giorno. Resta da capire se le istituzioni educative sapranno recepire l'invito degli accademici o se la spinta tecnologica continuerà a imporre i propri standard verbali senza passare al vaglio della grammatica.

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