L'Italia continua a inseguire il resto del continente sui banchi dell'università, registrando una distanza che fatica a ridursi. Nel 2025, la quota di giovani tra i 25 e i 34 anni con un titolo accademico si è fermata al 31,1%, un dato che relega il nostro Paese al penultimo posto tra i 27 Stati membri dell'Unione Europea, lasciandosi alle spalle soltanto la Romania. Il traguardo fissato da Bruxelles per il 2030 prevede il raggiungimento del 45%, ma l'attuale scarto con la media europea tocca ben 13,7 punti percentuali, evidenziando una criticità strutturale che incide direttamente anche sul sistema scolastico e sulle prospettive professionali delle nuove generazioni.
La mappa dei territori: chi cresce e chi perde terreno
Dietro la media nazionale si muove una geografia complessa, mappata da Openpolis attraverso le elaborazioni dei dati Istat. Tra il 2018 e il 2024, ben 81 province su 107 hanno visto aumentare la percentuale di dottori nella fascia d'età compresa tra i 25 e i 39 anni. In cima alla classifica della crescita spicca Ravenna, capace di fare un balzo in avanti di 18,5 punti percentuali, passando dal 21,8% al 40,3%. Segnali di forte vitalità arrivano anche dal Mezzogiorno, dove Enna ha registrato un incremento del 12,4% toccando quota 32,1%, seguita da Vibo Valentia con un +10% che porta il territorio al 23,5%. Tra i centri in forte ascesa figurano inoltre Livorno con l'11,6%, Macerata con l'11,3% e Padova che chiude il gruppo delle crescite a doppia cifra con un +10% e il 41,1% di residenti con titolo universitario.
Al contrario, non mancano aree che arretrano in modo sensibile. Il calo più vistoso riguarda Rieti, dove l'incidenza dei laureati è crollata di 10,6 punti percentuali, scendendo dal 34,5% al 23,9%. Difficoltà analoghe si registrano a Siracusa, che ha perso il 6% fermandosi al 15,2%, e a Pavia, in calo del 5,4% con il 25,3%. Nelle grandi aree metropolitane i numeri restano nettamente superiori alla media del Paese, guidati da Bologna dove quasi un giovane su due possiede una laurea con il 48,8%, seguita da Milano al 45,5% e Roma al 39,5%, sebbene in queste realtà la crescita percentuale rispetto al 2018 sia stata più contenuta.
L'accesso agli studi universitari in Italia resta fortemente condizionato dal contesto familiare, con un divario che supera i 50 punti percentuali tra chi proviene da famiglie agiate e chi vive in contesti svantaggiati.
Le spese vive per gli studi, specialmente per i fuorisede, rappresentano un filtro economico che rallenta la mobilità sociale e frena la crescita complessiva delle competenze. In un contesto in cui il sistema formativo deve prepararsi alle sfide della transizione digitale e dell'insegnamento avanzato, l'aggiornamento costante diventa indispensabile per colmare i divari di partenza. Chi opera nel settore scolastico trova nei percorsi di specializzazione un supporto concreto per la propria carriera, come dimostrano i programmi di aggiornamento professionale.
Per approfondire: CEMFORM propone eCampus Percorsi Abilitanti 60 CFU — un percorso strutturato per l'abilitazione dei docenti e l'integrazione delle competenze professionali richieste dal sistema scolastico attuale.


