Nel panorama pedagogico e psicologico contemporaneo, la figura di Massimo Recalcati si staglia come un punto di riferimento imprescindibile per chiunque operi nel mondo dell'istruzione. In una recente riflessione pubblica, lo psicoanalista ha ribadito un concetto fondamentale che riguarda da vicino non solo le dinamiche familiari, ma anche l'essenza stessa della relazione educativa tra docenti e studenti: l'inutilità di un affetto privo di fiducia.
Il cuore del discorso di Recalcati risiede nel superamento del mito del genitore — o dell'educatore — perfetto. La tendenza moderna a cercare una perfezione irraggiungibile genera spesso un senso di inadeguatezza che paralizza l'azione formativa. Secondo lo studioso, la vera forza di chi educa non risiede nella capacità di essere infallibili, ma nella volontà di stabilire un legame autentico basato sulla stima reciproca. Un "ti amo" o un incoraggiamento formale, se non sono sostenuti da una reale fiducia nelle potenzialità dell'altro, rischiano di svuotarsi di significato, diventando mere formule di cortesia.
La pedagogia dell'imperfezione come valore aggiunto
In ambito scolastico, questo approccio si traduce nella necessità di riconoscere l'errore non come un fallimento, ma come una tappa necessaria del percorso di apprendimento. L'insegnante, proprio come il genitore, deve essere in grado di trasmettere fiducia al discente, permettendogli di abitare la propria imperfezione. È in questo spazio di accoglienza che avviene la vera crescita. Se l'adulto si pone come un modello rigido e privo di crepe, il giovane si sentirà costantemente sotto esame, inibendo la propria creatività e la propria capacità critica.
La fiducia è l'unico vero motore del processo educativo, capace di trasformare la semplice trasmissione di nozioni in un autentico incontro tra generazioni.
La sfida per la scuola di oggi, dunque, è quella di costruire ambienti di apprendimento dove la fiducia sia il prerequisito di ogni attività didattica. Questo richiede una preparazione che vada oltre la mera competenza tecnica, abbracciando una dimensione relazionale e umana. Il docente che investe sulla propria formazione continua dimostra, innanzitutto a se stesso, di credere nel valore del miglioramento costante, offrendo così un esempio concreto di dedizione e apertura verso il nuovo.
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