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Maturità 2026: come gestire l'ansia dei genitori prima dell'esame

L'ansia da Maturità 2026 coinvolge spesso più i genitori che i figli: ecco come affrontarla.

Maturità 2026: come gestire l'ansia dei genitori prima dell'esame

Photo by Marwen Larafa on Pexels

L'avvicinarsi della Maturità 2026 trasforma le mura domestiche in un terreno di tensione crescente, dove il carico emotivo sembra gravare pesantemente non solo sui maturandi, ma soprattutto sulle famiglie. Spesso, il timore per il futuro e le aspettative accademiche generano nei genitori uno stato di agitazione superiore a quello vissuto dai ragazzi stessi, trasformando un momento di crescita in una prova collettiva di resistenza psicologica.

Lo psicopedagogista Stefano Rossi, autore del saggio Genitori in ansia (Feltrinelli), sottolinea come questo fenomeno rischi di alterare il significato profondo dell'esame di Stato. La Maturità non è soltanto una verifica di competenze acquisite in cinque anni di percorso scolastico, ma rappresenta un vero e proprio rito di passaggio, un momento in cui lo studente deve misurarsi con la propria autonomia e con la capacità di gestire le proprie responsabilità.

Il ruolo della famiglia nel rito di passaggio

La tendenza a sostituirsi ai figli, monitorando costantemente le ore di studio o proiettando su di loro il peso di eventuali insuccessi, rischia di essere controproducente. L'esperto invita le famiglie a una riflessione necessaria: la funzione del genitore in questa fase delicata dovrebbe essere quella di una presenza rassicurante e discreta, capace di offrire supporto senza invadere lo spazio decisionale e operativo del ragazzo.

Lasciate che affrontino da soli il loro rito di passaggio, offrendo una vicinanza che non sia controllo, ma fiducia nelle risorse che hanno costruito nel tempo.

Il rischio di un'iper-presenza genitoriale è quello di alimentare un circolo vizioso di ansia da prestazione. Quando il genitore vive l'esame come una propria sfida personale, il maturando percepisce una pressione aggiuntiva che può compromettere la serenità necessaria per affrontare le prove scritte e il colloquio orale. La sfida per le famiglie, dunque, è quella di imparare a gestire le proprie paure, riconoscendo che il successo scolastico — così come l'eventuale inciampo — appartiene esclusivamente al percorso di maturazione del figlio.

Promuovere l'autonomia significa anche accettare che il rito di passaggio debba essere vissuto in prima persona dallo studente. Questo non implica un disinteresse, ma una forma di rispetto per il lavoro svolto durante l'intero ciclo scolastico. La scuola, dal canto suo, rimane il luogo dove queste competenze vengono validate, ma è tra le mura domestiche che si gioca la partita più importante: quella della costruzione di un individuo capace di affrontare le sfide della vita adulta con consapevolezza e resilienza.

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