L’avvicinarsi dell’esame di Maturità 2026 riaccende i riflettori su un fenomeno che, anno dopo anno, mette in crisi l’organizzazione scolastica: il crescente numero di rinunce da parte di presidenti e commissari. Nonostante la nomina rappresenti un obbligo di servizio, sono sempre più numerosi i docenti che cercano vie legittime per evitare l'incarico, evidenziando una frattura tra le aspettative del Ministero dell'Istruzione e la realtà quotidiana del personale scolastico.
Le motivazioni dietro questo "forfait" di massa sono molteplici e radicate. In primo luogo, il carico di lavoro richiesto per le commissioni d'esame è diventato sproporzionato rispetto ai compensi previsti, che rimangono fermi da anni. Molti docenti percepiscono l'impegno come una responsabilità gravosa che si somma alla normale attività didattica di fine anno, senza che vi sia un adeguato riconoscimento economico o professionale.
Le criticità del sistema di nomina e la gestione dei carichi
Il ruolo di presidente di commissione, in particolare, è diventato sempre meno attraente. Le responsabilità civili e penali connesse alla gestione degli esami, unite alla complessità burocratica delle procedure, scoraggiano anche i docenti più esperti. La difficoltà nel reperire personale disponibile costringe spesso gli Uffici Scolastici Provinciali (USP) a ricorrere a nomine d'ufficio, creando un clima di malcontento che non giova alla serenità necessaria durante le prove.
Il ruolo di commissario e presidente, un tempo pilastro dell'autorevolezza docente, oggi sconta il peso di una burocrazia crescente e di compensi non più in linea con l'impegno richiesto.
Le sigle sindacali, tra cui UIL Scuola e CISL Scuola, segnalano da tempo come la gestione delle commissioni debba essere rivista. La questione non riguarda solo il compenso economico, ma anche la valorizzazione del ruolo del docente in un momento cruciale per la carriera degli studenti. Senza una riforma che renda l'incarico più sostenibile e gratificante, il rischio è che il sistema delle commissioni d'esame subisca un progressivo indebolimento, minando la regolarità e la qualità delle procedure di valutazione finale.
La sfida per il 2026 resta aperta: trovare un equilibrio tra le esigenze istituzionali e il benessere del personale. Per i docenti, l'attenzione si sposta sempre più verso la formazione continua e il potenziamento delle proprie competenze, elementi che restano fondamentali per affrontare con maggiore consapevolezza e serenità le sfide professionali, inclusa la gestione delle commissioni d'esame.
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