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Multitasking a scuola: il mito delle differenze tra docenti

Il multitasking a scuola è una competenza reale o un mito? Analizziamo lo studio sulle differenze tra generi e l'impatto reale sul lavoro dei docenti.

Multitasking a scuola: il mito delle differenze tra docenti

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Gestire una classe richiede una capacità di attenzione frazionata che spesso diamo per scontata. Tra la spiegazione alla lavagna, il controllo dei registri elettronici e la gestione delle dinamiche relazionali tra gli studenti, il docente si trova costantemente immerso in un flusso di attività simultanee. Eppure, una recente ricerca pubblicata sulla rivista Psychological Research mette in discussione uno dei luoghi comuni più radicati nel mondo del lavoro, scuola inclusa: la presunta superiorità femminile nella gestione del multitasking.

Lo studio, che ha analizzato le performance in compiti simultanei, ha rilevato che non esistono differenze sostanziali nelle capacità cognitive tra uomini e donne. La sorpresa, se così vogliamo chiamarla, risiede nel comportamento osservato durante i test: gli uomini tendono a ignorare le conversazioni o gli stimoli esterni con una frequenza doppia rispetto alle colleghe. Questo dato non indica una minore abilità nel gestire più compiti, ma piuttosto una diversa strategia di focalizzazione.

Il multitasking nella pratica didattica quotidiana

Per un insegnante, questa distinzione è tutt'altro che accademica. Spesso, nelle sale professori, si sente dire che le donne siano naturalmente più portate a gestire la complessità burocratica e didattica contemporaneamente. Ma è davvero così? O stiamo confondendo la capacità di esecuzione con la propensione a monitorare costantemente l'ambiente circostante? La ricerca suggerisce che, a parità di carico cognitivo, le prestazioni sono sovrapponibili.

La ricerca scientifica conferma che non vi è alcuna disparità biologica nelle capacità di multitasking tra i sessi, sfatando un pregiudizio di genere che da troppo tempo influenza le dinamiche lavorative.

La vera sfida per il personale scolastico non è tanto la capacità innata di fare più cose insieme, quanto l'acquisizione di strumenti che permettano di gestire la mole di lavoro digitale. Oggi, la scuola richiede competenze tecniche specifiche che vanno ben oltre la semplice buona volontà. Chiunque si trovi a dover gestire la transizione digitale, ad esempio attraverso la certificazione IDCERT DigComp 2.2, sa bene che la competenza si costruisce con la formazione, non con il genere di appartenenza.

Se il multitasking è una necessità operativa, la padronanza degli strumenti ICT diventa il vero discriminante per ridurre lo stress da sovraccarico. Non si tratta di essere uomini o donne, ma di possedere le certificazioni adeguate per ottimizzare i tempi di lavoro, che si tratti di compilare una graduatoria o di gestire una piattaforma didattica complessa. La scuola moderna non premia chi "fa tutto insieme" per istinto, ma chi sa utilizzare le tecnologie per rendere il proprio lavoro più efficiente e meno frammentato.

Per approfondire: CEMFORM propone la IDCERT DigComp 2.2, una certificazione informatica accreditata che permette di acquisire 1 punto nelle graduatorie GPS, validando le competenze digitali necessarie per la didattica moderna.

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