Dopo anni di tagli lineari, accorpamenti forzati e una gestione basata quasi esclusivamente sulle reggenze, il mondo della scuola italiana sembra intravedere una svolta. Il recente decreto sugli organici dei dirigenti scolastici ha incassato il plauso dell'ANP, l'Associazione Nazionale Presidi, che da tempo denunciava l'insostenibilità di un sistema dove la guida degli istituti era diventata precaria e frammentata.
La questione non è puramente burocratica. Quando un preside è costretto a dividersi tra due o tre sedi diverse, la qualità della didattica e l'efficienza amministrativa ne risentono inevitabilmente. La stabilità della leadership scolastica è il primo passo per garantire una continuità progettuale che spesso, negli ultimi anni, è mancata proprio a causa della carenza di figure apicali stabili sul territorio.
Ma cosa significa concretamente questo cambio di rotta per chi vive la scuola ogni giorno? La riduzione delle reggenze dovrebbe tradursi in una maggiore presenza del dirigente all'interno dei singoli plessi, facilitando il dialogo con il personale ATA e con i docenti. La gestione delle graduatorie e l'organizzazione dei laboratori, spesso rallentate dalla mancanza di un referente unico, potrebbero finalmente beneficiare di una guida costante.
La stabilità della leadership scolastica è il prerequisito fondamentale per garantire una continuità progettuale che negli ultimi anni è stata messa a dura prova dalle reggenze.
Le sigle sindacali, tra cui la UIL Scuola e la CISL Scuola, monitorano con attenzione l'applicazione del provvedimento. Il timore, mai sopito, resta legato alle risorse finanziarie stanziate dal MEF e alla reale capacità degli USP di coprire i posti vacanti in tempi utili per l'avvio dell'anno scolastico. Non basta, infatti, prevedere un organico più ampio sulla carta se poi le procedure di nomina restano impantanate nei ritardi amministrativi.
Per i docenti, questa nuova fase di riassetto organizzativo rappresenta anche un invito a consolidare le proprie competenze. In un contesto scolastico che si avvia verso una maggiore digitalizzazione e una gestione più complessa delle risorse, possedere certificazioni riconosciute diventa un elemento di distinzione fondamentale, sia per la gestione delle classi che per l'interazione con le nuove figure di sistema che il dirigente andrà a valorizzare.
Chi punta a migliorare il proprio posizionamento nelle graduatorie o a potenziare le proprie competenze digitali, in linea con le nuove esigenze di una scuola più efficiente, può guardare a percorsi di formazione certificati. Ad esempio, acquisire competenze specifiche attraverso la IDCERT DigComp 2.2 permette di rispondere concretamente alla richiesta di innovazione tecnologica che proviene dai nuovi assetti dirigenziali.
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