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Precariato storico: la beffa del ruolo arrivato a un passo dalla pensione

Ventitré anni di precariato scolastico culminati con l'immissione in ruolo proprio il giorno del pensionamento: una storia che interroga il sistema GPS.

Precariato storico: la beffa del ruolo arrivato a un passo dalla pensione

Photo by Piotr Arnoldes on Pexels

Ventitré anni di attesa, di cattedre che cambiano ogni settembre e di una valigia sempre pronta tra una supplenza e l’altra. La vicenda del professor Liborio Princiotta, che ha ottenuto l’immissione in ruolo esattamente nel giorno in cui la scuola lo salutava per il meritato pensionamento, non è solo un aneddoto di cronaca scolastica. È lo specchio di una burocrazia che spesso ignora le storie personali, trasformando il diritto al lavoro in una corsa a ostacoli contro il tempo.

Il docente, ospite della rubrica “I Protagonisti” di Orizzonte Scuola, ha raccontato con lucidità il peso di oltre due decenni vissuti nel limbo del precariato. Per chi vive quotidianamente il mondo della scuola, questa storia solleva dubbi legittimi sulla gestione delle graduatorie e sulle tempistiche delle immissioni in ruolo. Ma è davvero possibile che il sistema di reclutamento debba essere così distante dalle vite di chi lo sostiene?

Il ruolo arrivato al mattino, la pensione alla sera: una vicenda che cristallizza l'assurdità di un sistema di reclutamento che spesso dimentica il fattore umano.

La storia di Princiotta ci ricorda quanto sia fondamentale, per ogni docente, non lasciare nulla al caso durante il proprio percorso professionale. Oggi, la gestione del punteggio nelle graduatorie GPS è diventata una partita a scacchi dove ogni singolo titolo può fare la differenza tra una convocazione e un anno di attesa. Non si tratta solo di accumulare certificazioni, ma di costruire un profilo solido che possa resistere alle incertezze di un sistema che, come dimostrato, non sempre premia la fedeltà all'insegnamento con la tempestività necessaria.

Molti colleghi si chiedono se sia ancora possibile pianificare una carriera in un contesto dove il precariato storico sembra non avere mai fine. La risposta, purtroppo, non risiede solo nella volontà politica, ma anche nella capacità del singolo docente di ottimizzare il proprio curriculum. Integrare le proprie competenze con certificazioni riconosciute dal Ministero è diventato, di fatto, l'unico strumento nelle mani del personale scolastico per scalare le posizioni e tentare di accorciare le distanze verso il tanto agognato ruolo.

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