Il recente Rapporto SDGs 2026, pubblicato dall'ISTAT, offre una fotografia dettagliata del sistema educativo italiano in relazione agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell'Agenda 2030. L'analisi del Goal 4, dedicato all'istruzione, rivela uno scenario complesso caratterizzato da traguardi raggiunti in anticipo e criticità strutturali che richiedono interventi mirati, specialmente in termini di equità territoriale e competenze di base.
Un dato incoraggiante riguarda la lotta alla dispersione scolastica. Nel 2025, la quota di giovani tra i 18 e i 24 anni che ha abbandonato precocemente gli studi è scesa all'8,2%, permettendo all'Italia di superare in anticipo l'obiettivo europeo del 9,0% fissato per il 2030. Tuttavia, il dato nasconde disparità significative: il tasso di abbandono maschile (10,1%) è nettamente superiore a quello femminile (6,2%), mentre nelle Isole il fenomeno raggiunge il 13,7% contro il 6,9% del Nord. Particolarmente allarmante è la condizione degli studenti con cittadinanza straniera, tra i quali l'abbandono tocca il 26,2%.
Il divario a sfavore del Mezzogiorno non solo persiste, ma tende ad ampliarsi nel corso del percorso scolastico, arrivando a uno svantaggio di 20,5 punti percentuali in matematica nell'ultimo anno delle superiori.
Sul fronte delle competenze, i dati INVALSI relativi all'anno scolastico 2024/2025 evidenziano un peggioramento rispetto al periodo pre-pandemico. Se l'italiano in quinta elementare ha recuperato i livelli del 2018/2019, negli altri gradi di istruzione le insufficienze sono in aumento. Particolarmente critico è l'ultimo anno delle scuole superiori, dove gli studenti che non raggiungono competenze adeguate arrivano al 48,3% in italiano e al 50,8% in matematica. Un segnale positivo giunge invece dall'inglese: in terza media, gli alunni con livelli inadeguati nella lettura sono scesi al 17,2%, mentre nell'ascolto la percentuale è calata al 30,3%.
Il rapporto dedica un focus specifico alle competenze digitali, ambito in cui l'Italia sconta ancora un ritardo rispetto alla media europea. Sebbene nel 2025 il 54,3% della popolazione tra i 16 e i 74 anni possieda competenze digitali di base, il traguardo comunitario dell'80% previsto per il 2030 rimane distante. La formazione continua e l'aggiornamento professionale diventano, in questo contesto, leve strategiche per i docenti chiamati a colmare i divari di apprendimento e a guidare gli studenti verso una cittadinanza digitale consapevole. Per chi opera nel mondo della scuola, acquisire certificazioni riconosciute è un passo fondamentale per potenziare la propria didattica e migliorare il profilo professionale.
Per approfondire: CEMFORM propone la certificazione IDCERT DigCompEdu, ideale per i docenti che desiderano attestare e potenziare le proprie competenze digitali, ottenendo 2 punti nelle graduatorie GPS.